Disservizi all’Inps, mattinata di proteste

Utenti non ricevuti negli uffici minacciano di chiamare la polizia: torna la calma con l’arrivo di sportelli protetti dal vetro
SULMONA. Coronavirus causa di disservizi e proteste anche negli uffici pubblici della città. Ieri mattina gli impiegati della sede Inps di Sulmona in servizio negli uffici, si sono rifiutati di ricevere gli utenti scatenando le proteste di chi aveva chiesto di poter parlare con loro. È toccato all’addetto al servizio di vigilanza preposto di indirizzare le persone nei vari sportelli e uffici, il compito di informare gli utenti che non era possibile recarsi negli uffici interni a causa del coronavirus. In sintesi per l’Inps di Sulmona i clienti potrebbero essere dei potenziali mezzi di contagio di Covid 19. La disposizione era stata frutto di una decisione interna scaturita dalla preoccupazione di alcuni dipendenti timorosi di avere un contatto ravvicinato con l’utenza costituita di solito da persone anziane alle prese con malanni e influenze. Una disposizione che non è piaciuta ad alcuni cittadini, i quali dopo averla contestata pesantemente hanno minacciato di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Atteggiamento che ha indotto l’Inps a trovare altre soluzioni, la prima delle quali è stata scartata. Era stato proposto, infatti, di colloquiare con l’utenza attraverso un apparecchio telefonico o tramite il centralino stesso. Proposta che è stata immediatamente rifiutata in quanto l’apparecchio telefonico, usato in quel modo da tutte le persone, poteva essere oggetto di potenziale trasmissione del virus.
A quel punto gli impiegati hanno deciso di alzarsi e raggiungere gli sportelli per il pubblico considerati più sicuri, in quanto protetti da una vetrata che divide la sala d’attesa dal resto della struttura. La protesta è quindi rientrata e poco dopo il servizio è ripreso normalmente. Anche se alcuni utenti hanno annunciato di voler andare in fondo alla questione. «Giusto prendere precauzioni», afferma uno di loro, «ma arrivare a questi eccessi è davvero eccessivo. Anche e soprattutto quando si lavora in un ufficio pubblico».(c.l.)
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