«Dite la verità sulla morte di mio padre»

12 Luglio 2016

Celano, dopo due anni di silenzi sulla fine di Antonio Luciani la figlia urla la sua disperazione: intervento chirurgico fatale

CELANO. «Da due anni lotto per sapere come è morto mio padre. E non mi arrenderò».

Manola Luciani è una giovane di Celano che non si è fermata di fronte a un tragico destino. Il genitore, Antonio Luciani, è venuto a mancare nel luglio del 2014, all’età di 55 anni, in circostanze mai chiarite. Un presunto caso di malasanità sul quale è in corso un’inchiesta. Da due anni, però, nessuna risposta.

«Dal 2014 chiediamo, anzi gridiamo, che venga fatta luce sulle cause che hanno portato mio padre alla morte», sottolinea la figlia, «il calvario di papà, che è stato anche il nostro calvario, è iniziato quando gli fu impiantata una protesi all’aorta addominale, dopo che fu vittima di un aneurisma. Un intervento eseguito l’anno prima all’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Aveva continuamente febbre, dolori, ma tutte le volte che andavamo in ospedale i medici ci dicevano che non c’era da preoccuparsi, che per loro il decorso post-operatorio andava bene. Questo fino a quando, una sera, a causa di dolori insopportabili, lo portammo in ospedale, questa volta ad Avezzano. Qui venne sottoposto d’urgenza a un altro intervento. I medici, al termine dell’operazione, ci avvisarono che le sue condizioni erano molto serie. Lo spostarono in rianimazione dove purtroppo morì dopo qualche ora». Un decesso che fin da subito suscitò dubbi tra i familiari. Così fu presentato un esposto alla procura della Repubblica di Avezzano. E ci fu l’inchiesta. Anche i medici vollero vederci chiaro, tanto che chiesero alla Asl di far eseguire un’autopsia. La famiglia Luciani, insieme al proprio legale, l’avvocato Andrea Rosa, nominò fin da subito un consulente tecnico di parte, il dottor Giuseppe Stornelli. La Procura aprì un fascicolo, acquisendo tutte le cartelle cliniche redatte negli ospedali dove Antonio Luciani era stato ricoverato, per verificare come andarono effettivamente le cose e chiarire una volta per tutte se vi fossero state responsabilità. Ma da due anni c’è silenzio attorno al caso.

«Non ci fermeremo fino a quando non sapremo la verità», conclude Manola Luciani, «la morte di un proprio caro è sempre dolorosa, ma lo è ancora di più quando non si riesce a capire da cosa sia stata causata. Ci dilania il rimorso di non aver potuto fare qualcosa. Domande alle quali vogliamo risposte concrete e mi auguro che queste arrivino al più presto».

Antonio Luciani aveva 55 anni. L’uomo era conosciuto a Celano e lavorava nel settore dell’edilizia. La sua morte ha suscitato in tutti un profondo dolore e due anni fa in tantissimi si strinsero attorno ai familiari. Gli stessi che oggi, insieme a Manola, vogliono la verità.

Dante Cardamone

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