Ditta edile di Trani nel mirino dell’Antimafia

19 Gennaio 2020

Ha lavorato nella ricostruzione: disposta l’interdittiva dal prefetto e il sequestro dei beni dal pm

L’AQUILA. Una società edile di Trani, che si occupa del rifacimento di edifici ed era impegnata nei lavori per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo, è stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche e delle aziende su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Bari. La società era già stata sottoposta ad interdittiva antimafia dalla Prefettura dell'Aquila il 6 marzo 2019.
Il patrimonio aziendale sottoposto ad amministrazione giudiziaria è di circa un milione.
Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Dda di Bari, avrebbero consentito di riscontrare parentele e frequentazioni da parte degli organi sociali con elementi di spicco del clan Conte di Bitonto, ovvero Mario D'Elia, persona nota in questura. Quest'ultimo è stato arrestato nel giugno 2018 per associazione mafiosa assieme ad altri 103 indagati appartenenti ai clan mafiosi Mercante, Diomede e Capriati.
L'inchiesta «ha ritenuto concreto il rischio di infiltrazione mafiosa nella ditta di Trani ed ha ravvisato nella medesima»,spiegano i carabinieri in una nota, «un pericoloso veicolo di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto socio economico legale».
Questa interdittiva fa parte di una serie di provvedimenti che la prefettura ha spesso adottato in relazione agli appalti per la ricostruzione. Va detto, però, che nella maggior parte dei casi le interdittive antimafia sono state annullate dal Tar. E, finora, i tentativi di infiltrazioni malavitose nella ricostruzione sono stati bloccati sul nascere. Lo si legge nella prima relazione della Direzione investigativa antimafia per il 2019 relativa ai primi sei mesi dello scorso anno. «Come già accennato, a L’Aquila, così come nelle altre province abruzzesi», si legge nell’atto, «non emergono elementi di attualità circa il radicamento di gruppi criminali di matrice mafiosa». In essa si fa riferimento all’unica inchiesta in tal senso, ovvero Dirty Job, circoscritta a poche persone e ancora molto lontana dalla definizione del processo di primo grado nel quale il principale imputato è morto nelle more del giudizio.
L’unico motivo di allarme, ma non ha dato vita a inchieste, è « la presenza di detenuti ristretti in regime detentivo differenziato presso la Casa Circondariale dell’Aquila, potenziale richiamo per i familiari di soggetti mafiosi ivi detenuti». Ora si aspetta la seconda relazione semestrale per il 2019. (g.g.)
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