Divise adunata alpini, nessun reato contabile

22 Luglio 2020

Cadono nel dibattimento le contestazioni all’ex presidente Asm Tordera e al funzionario Ianni

L’AQUILA. Assoluzione anche sotto il profilo contabile nell’inchiesta riguardante l’acquisto da parte dell’Asm di divise (ritenute non a norma e prese senza esperire una gara di appalto), per 58mila euro, che dovevano essere indossate in occasione dell’Adunata degli alpini del 2015.
Il primo step di questa vicenda fu rappresentato dall’assoluzione in un processo, invocata dallo stesso pm, per un abuso d’ufficio a carico di Daniele Adriani, responsabile dell’Ufficio acquisti dell’Asm.
L’indagine, portata avanti dalla Guardia di Finanza, era scaturita dopo una denuncia dei sindacati.
Secondo l’esposto, l’Asm aveva «acquistato oggetti che non hanno specifiche minime di sicurezza» e lo aveva fatto con un bando da 58mila euro «senza effettuare la relativa gara, ma procedendo ad assegnazione diretta». La denuncia portò a un blitz delle Fiamme Gialle in azienda per alcune acquisizioni.
I giudici contabili, ora, hanno chiuso il caso nei confronti di Rinaldo Tordera, che era presidente dell’Asm e Fabio Ianni, responsabile unico del procedimento, assistiti dagli avvocati Roberto Colagrande e Francesco Rosettini.
Nello specifico la Corte, nel ritenere assorbente la circostanza per la quale l’impresa fornitrice si è determinata a sostituire la fornitura, ha sottolineato diverse significative circostanze. La prima: come da perizia in atti, i capi originariamente acquistati erano comunque di qualità superiore a quelli precedentemente in uso e a quelli preventivati da altre ditte; la seconda: l’assoluzione di Adriani in sede penale sottolinea come i dispositivi di protezione individuale, anche in difetto di adeguata etichettatura, erano sin dall’origine conformi alla normativa, di categoria merceologica superiore. «Finalmente si è chiuso il caso sotto tutti i profili», ha commentato l’avvocato Rosettini, «dopo una denuncia dell’Ugl che è stato un buco nell’acqua». A Tordera e Ianni, nel penale, era stato contestato un reato contravvenzionale definibile con l’oblazione. Essi pagarono 3mila euro a testa e uscirono dalla vicenda con il reato estinto. Si trattava, in particolare, dell’articolo 55, 4°comma, lettera b, del decreto legislativo 81/2008 che riguarda la sicurezza sul lavoro.
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