«Do ut des», nuove carte d’accusa
Il pm deposita le risultanze degli esami dei computer degli indagati
L’AQUILA. L’inchiesta della squadra Mobile «Do ut des» su presunte tangenti negli appalti per il post-terremoto si arricchisce di altro materiale probatorio.
Infatti la Procura della Repubblica ha depositato nella cancelleria del gup le risultanza di alcune investigazioni di natura informatica.
Infatti, subito dopo gli arresti, gli investigatori sequestrarono i computer di tutti gli indagati che furono esaminati per parecchie settimane da parte dei tecnici informatici a disposizione della pubblica accusa, salvo poi restituire tutto una volta completati gli accertamenti. L’intento, ovviamente, resta quello di trovare altri elementi per inchiodare i sospettati i cui avvocati, però, continuano a sostenere che ci si trova di fronte a un’indagine di «poca sostanza».
Per contro, a fronte del deposito di questi atti, non può che esserci la convinzione del pm che di imbrogli ce ne sono stati. Questo ingente materiale probatorio, del resto, è stato depositato dopo che le investigazioni erano state già concluse visto che agli accusati era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Ma il codice permette questo contributo probatorio anche oltre la notifica della fine delle indagini. Sotto accusa, con sospetti ancora da provare, ci sono gli ex assessori comunali Pierluigi Tancredi e Vladimiro Placidi, l’imprenditore Pasqualino Macera, l’ex cerimoniera del Comune dell’Aquila Daniela Sibilla, l’imprenditore veneto Daniele Lago, il funzionario comunale Mario Di Gregorio, l’ex assessore Roberto Riga, il direttore dei lavori di puntellamento a Palazzo Carli Fabrizio Menestò. Con l’avviso di conclusione delle indagini si sono ridimensionate le posizioni di Menestò e Di Gregorio. Ma la Procura pare intenzionata a dare battaglia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

