Celano

Domenico morto a 36 anni: c’è la denuncia della famiglia, aperta l’inchiesta

10 Luglio 2026

La Procura di Avezzano dispone l’autopsia per chiarire le cause del decesso del giovane celanese Domenico Di Nunzio, avvenuto il 7 luglio scorso a Roma

CELANO. La morte di Domenico Di Nunzio, 36 anni, residente a Celano, diventa ora oggetto di un’inchiesta giudiziaria. La Procura della Repubblica di Avezzano ha aperto un fascicolo contro ignoti e ha disposto accertamenti tecnici non ripetibili per chiarire le cause del decesso avvenuto a Roma il 7 luglio scorso.

Il procedimento, coordinato dal sostituto procuratore Chiara Lunetti, riguarda le ipotesi di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Al momento non ci sono indagati: l’attività della magistratura è finalizzata a ricostruire il percorso clinico e a verificare se vi siano eventuali profili di responsabilità.

Per il conferimento dell’incarico al consulente del pubblico ministero è stata fissata la data di oggi: l’esame autoptico sarà un passaggio decisivo per stabilire le cause della morte.

I familiari, assistiti dall’avvocato Lucio Cotturone, hanno sporto denuncia e avranno la possibilità di nominare un proprio consulente. «Prima di tutto voglio esprimere le condoglianze alla famiglia», afferma Cotturone, che sottolinea anche la rapidità con cui si sono mossi gli inquirenti. «La tempestività con la quale ha agito la Procura di Avezzano, e prima ancora la Compagnia dei carabinieri di Avezzano, è stata importante. Non era scontato, perché Domenico è morto a Roma, ma era stato ricoverato anche ad Avezzano. Proprio per questo bisogna accertare innanzitutto se una responsabilità ci sia e, nel caso, di chi sia».

Il legale spiega di aver chiesto il sequestro della salma e delle cartelle cliniche relative ai passaggi ospedalieri. «Ho ritenuto necessario evitare che si procedesse con una semplice autopsia amministrativa», aggiunge Cotturone, «perché in casi come questo è preferibile un accertamento giudiziario approfondito. Senza puntare il dito contro nessuno». L’avvocato precisa inoltre che la Procura di Avezzano, almeno in questa fase, ha ritenuto radicata la competenza territoriale. «Si partirà dall’ospedale di Avezzano», osserva, «poi, se dagli accertamenti emergeranno elementi riconducibili ad altri luoghi, sarà il magistrato a valutare l’eventuale trasmissione degli atti alla Procura competente, che potrebbe essere Roma».

Cotturone ricorda infine il legame personale con Di Nunzio: «Domenico non era soltanto una persona che assistevo professionalmente. Era un grande amico, un ragazzo buono, silenzioso, rispettoso. Anche per questo sento il dovere di contribuire a fare piena chiarezza».

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