Don Carmelo e i profughi sull’isola di Lampedusa

27 Gennaio 2018

Il prete di frontiera a confronto con i ragazzi per spiegare l’immigrazione «Per trovare la salvezza diventano una merce di scambio dei trafficanti»

AVEZZANO. Emozionante e coinvolgente l’incontro con don Carmelo La Magra per gli studenti del Liceo Classico Torlonia. Parroco da un anno e mezzo sull’isola di Lampedusa, da lui definita “zattera nel mare, terra di salvezza e di passaggio”, vive a stretto contatto con l’arrivo continuo di migranti e l’impegno che la loro assistenza comporta. Questo luogo ne ospita regolarmente un migliaio che fugge dalle condizioni disastrate del proprio paese. Gli enormi barconi che approdano sulle coste dell’isola contengono uomini, donne, bambini ma soprattutto ragazzi tra i 16 e i 25 anni che hanno sogni, ambizioni, speranze e fiducia che la loro vita possa cambiare in meglio. I profughi che partono dal Niger affrontano un percorso travagliato: raccolgono tutti i loro averi, si affidano a dei trafficanti per attraversare il deserto e durante il viaggio diventano merce di scambio. Sono trasportati ammassati su dei pick-up e se accidentalmente cadono, non si può tornare indietro a riprenderli. «Alcuni mi dissero che i fortunati sono quelli morti nel deserto». Sono le parole forti pronunciate da don Carmelo. Poi vengono rinchiusi in lager e subiscono violenze fisiche e sessuali per ottenere in cambio denaro. Vengono privati di tutto, soprattutto della dignità, e poi imbarcati su dei gommoni così pieni che nessuno può muoversi per tutta la durata del viaggio. «I gommoni non sono destinati ad arrivare, gli unici che si salvano sono quelli che vengono soccorsi», afferma il parroco. Dopo molti giorni in balìa delle acque approdano a Lampedusa nelle ore notturne, sofferenti e alcuni gravemente ustionati a causa della miscela di urina, carburante e acqua salata. L’arrivo è presso il molo militare: i medici si assicurano che non siano portatori di malattie trasmissibili e le forze dell’ordine cercano di identificarli tramite domande. Vengono informati dei loro diritti e devono compilare un modulo che deciderà la loro permanenza o il rimpatrio. Alla fine dell’incontro gli studenti hanno posto alcune domande:
Si sono verificati fenomeni di intolleranza tra i lampedusani
«Eccetto qualche piccola lamentela non credo. Un’isola che accoglie 70.000 turisti non si accorge neanche della presenza di centinaia di migranti».
C’è una storia che le sia rimasta particolarmente impressa?
«Spesso racconto quella di Welela, una povera ragazza eritrea, arrivata morta sull’isola. Di lei abbiamo a fatica saputo il nome e solo grazie al comandate della Guardia di finanza che si è interessato alla sua storia».
Arianna Serafini, Martina
Santomaggio, Giulia Petricca,
Susanna Natale
©RIPRODUZIONE RISERVATA.