Don Gaetano, s’aspetta il miracolo per il sacerdote che sfidò i nazisti

Intervista al postulatore don Ennio Grossi: cura la causa del prete-eroe che salvò una famiglia ebraica «Tante le testimonianze a voce, ma servono quelle scritte. La sua figura va fatta conoscere meglio»
TAGLIACOZZO. Don Gaetano Tantalo, il prete marsicano buono e in odore di santità, ha lasciato un patrimonio umano e cristiano di anima penitente in uno dei periodi più complessi e controversi della storia. Nei giorni in cui ricorre la sua morte, il vicepostulatore della beatificazione, don Ennio Grossi, parroco di Cappelle dei Marsi, spiega a che punto è la causa.
Qual è la caratteristica che contraddistingue questa figura fortemente ispirata dal Cristo, nella continua ricerca di «una vita conforme a quella di Gesù»?
«Don Gaetano si sottopose a una vita sacrificata dall’inizio del suo ministero sacerdotale: Gesù ha affidato ai sacerdoti la salvezza delle anime. Fu questo l’assillo perenne di don Gaetano: essere sacerdote significa avere la responsabilità eterna delle anime. Da qui comprendiamo anche le sue penitenze per la salvezza dei fedeli e particolarmente dei giovani».
Il 15 marzo 1980 il papa, san Giovanni Paolo II, ha confermato, con un decreto nihil obstat della Congregazione per le cause dei Santi, l’avvio del processo di per la beatificazione e canonizzazione del servo di Dio della diocesi dei Marsi. A che punto siamo?
«Dal 1980 è stato compiuto un lungo e impegnativo cammino. Non posso non ricordare a tutti il grande impegno profuso dal mio compianto predecessore in qualità di vice-postulatore della causa, don Aldo De Angelis, parroco della parrocchia di San Pietro in Tagliacozzo. Un cammino durato 15 anni in cui si sono snodate le varie fasi del processo che nel 1995 ha portato alla proclamazione dell’eroicità delle virtù da parte dell’allora pontefice Giovanni Paolo II. Da allora si attende quel particolare segno che è il miracolo affinché possa avvenire la beatificazione».
Ci sono miracoli segnalati negli ultimi anni?
«Dobbiamo costatare purtroppo che presso la nostra Postulazione arrivano molto raramente segnalazioni. Nonostante più persone testimonino a voce un aiuto ricevuto grazie all’intercessione di don Gaetano, poi però pochissimi mettono per iscritto. Ricordo quindi a tutti l’importanza di segnalare alla Postulazione della causa, per iscritto».
Il 7 marzo 1982 è stato piantato un albero in sua memoria nel Viale dei giusti di Gerusalemme e il 6 aprile 1995 la Congregazione per le cause dei santi ha emesso il Decretum super virtutibus. Cosa significa e cosa comporta questo titolo?
«Il primo evento fece seguito al riconoscimento di don Gaetano come Giusto tra le nazioni per il suo gesto eroico in favore della famiglia ebrea Orvieto-Pacifici. Il secondo invece fu la conclusione di una parte dell’iter del processo di beatificazione che permise da quel momento di chiamare don Gaetano con il titolo di venerabile, cioè che egli ha seguito più da vicino l’esempio di Cristo con l’esercizio delle virtù».
Don Gaetano considerava fratelli sia i protestanti che gli ebrei, e i relativi episodi, di cui si è reso interprete, documentano lo spirito di cristiana fratellanza, in attuazione, ante litteram, del messaggio del concilio ecumenico Vaticano II. Possiamo definire don Gaetano un rivoluzionario dell’ecumenismo?
«Nel caso dei cristiani possiamo parlare di ecumenismo, mentre nel caso degli ebrei dobbiamo parlare di dialogo interreligioso. In entrambi i casi, comunque, don Gaetano ha saputo dimostrare la sua elevatezza interiore e il suo spiccato ingegno. Non ha rivoluzionato nulla, ha solo fatto ciò che Cristo gli ha comandato. Don Gaetano ha amato».
La grande devozione, attuale e sempre in crescita, come potrebbe concretizzarsi nei prossimi anni nell’ambito del percorso di canonizzazione?
«Il lavoro che la Postulazione svolge, guidata dal postulatore generale padre Giovanni Grosso, per portare avanti la causa, è l’organizzazione di eventi, appuntamenti, produzione di materiale che abbiano lo scopo di far conoscere la figura di don Gaetano, la sua testimonianza di cristiano e di sacerdote. Confidiamo quindi, innanzitutto nella Divina provvidenza, in un maggior lavoro per la diffusione di questa splendida figura, preziosa perla di santità della nostra terra dei Marsi».
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