Donatelli: «Il 15% delle imprese è a rischio»

L’analisi del presidente provinciale della Confcommercio: «Senza sostegni importanti si chiude»
L’AQUILA. «In provincia dell’Aquila il 15% delle imprese è a rischio default». Un dato secco, quello fornito dal presidente Confcommercio della provincia dell’Aquila, Roberto Donatelli. Tante sono le attività commerciali e artigianali che, stando ai dati raccolti dalla Confcommercio, nel corso del 2021, in assenza di provvedimenti di sostegno «importanti», abbasseranno per sempre la saracinesca. «Aspettavamo aiuti più consistenti nell’ultimo decreto», spiega Donatelli, che è anche presidente regionale dell’Associazione commercianti, «soprattutto per le partite Iva che, mediamente, percepiranno un indennizzo di circa 3mila euro. Cifre assolutamente spropositate rispetto alle reali perdite subìte dalle imprese nei mesi di chiusura o di parziale attività». I settori più colpiti restano somministrazione, ristorazione e turismo in generale, oltre all’abbigliamento e calzature. È qui che la crisi morde più forte. «Un altro punto di incertezza», afferma Donatelli, «è relativo alla riscossione delle cartelle esattoriali, che sono state stralciate solo per gli utenti con un reddito fino a 30mila euro. Una soglia che va, necessariamente, innalzata estendendo il lasso di tempo del condono fino al 2015, in quanto le imprese, nelle condizioni attuali, non sono in grado di pagare».
Il mercato degli acquisti si è fermato completamente, come anche quello del turismo con un crollo delle entrate che oscilla tra il 50% e il 90%, a seconda dei comparti. «Numeri importanti, che non fanno dormire sonni tranquilli», avverte Donatelli. «Il 15% di imprese a rischio chiusura equivale a migliaia di attività, con una ricaduta economica e occupazionale pesante». La Confcommercio lancia un appello anche al sistema bancario «per attivare un sistema di sospensione dei pagamenti, laddove possibile, per tutto il 2021, sia per le famiglie che per le imprese».
«Gli indennizzi messi in campo dal governo sono minimi in confronto alle aspettative e alle reali esigenze delle partite Iva e delle piccole imprese, che stanno soffrendo più di tutti», prosegue il presidente Confcommercio. «Gli aiuti statali non sono sufficienti a mettere al sicuro le aziende, che necessitano di liquidità e di ristori più consistenti per far fronte alle perdite subite, alle bollette e agli affitti da pagare. Spese vive, che incidono pesantemente sul bilancio aziendale, in un momento in cui le entrate sono pari a zero, o quasi». Preoccupano, secondo la Confcommercio, i dati sul comparto ristorazione e somministrazione, sul settore alberghiero, con le strutture ancora quasi tutte chiuse, e sull’intera filiera turistica, comprese le guide e le società che offrono servizi.
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