Donne maltrattate, serve una casa rifugio

11 Ottobre 2019

Giannangeli (Centro antiviolenza) contro il Comune: «Solo promesse, da allora nessuna risposta»

L’AQUILA. L’avvocato Simona Giannangeli, portavoce del Centro antiviolenza, in una conferenza stampa, accusa il Comune di essersi limitato alle sole promesse in relazione all’impegno di realizzare una casa rifugio. I dati parlano chiaro sul fatto che il fenomeno delle violenze alle donne resta stabile per cui è ormai strutturato. Solo nell’anno in corso sono 25 le donne che hanno chiesto aiuto. A queste se ne potrebbero aggiungere altre che, per paura di ritorsioni, non fanno le denunce. Si era anche ipotizzata la concessione di spazi al Progetto Case ma non se ne è fatto nulla. «Nel capoluogo di regione», dice la Giannangeli, «non c’è una casa rifugio, nonostante da oltre dieci anni esista ed operi il Centro Antiviolenza che ha sempre sottolineato questa esigenza. Che è esigenza e diritto delle donne che subiscono violenza ad avere la certezza di un luogo in cui riparare, qualora decidano di denunciare l’abusante e, in ogni caso, qualora siano costrette ad andare via di casa per mettere in protezione se stesse ed eventuali figlie e figli e abbiano così modo e tempo per prendere decisioni».«Il 14 giugno 2018», aggiunge, «ho inviato al sindaco una bozza di convenzione da stipulare tra Comune e Centro Antiviolenza per la gestione della casa rifugio in emergenza, all’esito dell’individuazione di un immobile in città». «Poi, dopo molte email», aggiunge,«il 16 febbraio 2019, è pervenuta la risposta dell’assessore Bignotti, che proponeva un incontro con le rappresentanti del Centro Antiviolenza. L’incontro si è svolto il 20 febbraio 2019, negli uffici dell’assessorato alle Politiche Sociali e, all’esito dello stesso, preso atto della richiesta di assegnazione di un alloggio in comodato d’uso gratuito da parte del Centro Antiviolenza, per destinarlo a casa rifugio in emergenza, l’assessore Bignotti ed il dottor Fabrizio Giannangeli hanno redatto una nota contenente detta richiesta, inoltrata al sindaco, al vicesindaco e al dirigente Tiziano Amorosi. Ad oggi, ho avanzato ulteriori richieste di aggiornamento circa lo stato della procedura di assegnazione dell’unità abitativa; Bignotti, nel mese di aprile 2018,, si è impegnato a reiterare la richiesta, ma non è pervenuta alcun riscontro al Centro Antiviolenza. L’ultima è stata inviata a fine luglio». «E’ molto grave», conclude, «che nessuno del Comune , si sia degnato di rispondere alle continue richieste di informazioni circa lo stato della procedura». (g.g.)
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