«Dopo l’ospedale a rischio pure la facoltà di medicina»

Nuovo Piano sanitario regionale, l’accusa di De Matteis, Liris e Tinari Il centrodestra insiste: «Vogliamo un consiglio comunale straordinario»
L’AQUILA. Un consiglio comunale straordinario, per discutere quale futuro per l’ospedale e la facoltà di medicina dell’Aquila, alla luce delle novità introdotte dal nuovo Piano sanitario regionale. La richiesta parte dai consiglieri comunali di centrodestra Giorgio De Matteis, Guido Quintino Liris e Roberto Tinari dopo il decreto commissariale firmato dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che ridisegna la geografia sanitaria dell’Abruzzo, «relegando L’Aquila al ruolo di Cenerentola». Nel piano, a pagina 20, si legge della «attivazione della connessione funzionale tra i presidi ospedalieri di Chieti e Pescara», e «la previsione di uno studio di fattibilità per la realizzazione di un secondo Dea di secondo livello tra i presidi di L’Aquila e Teramo». Tradotto dal burocratichese, hanno segnalato i consiglieri di centrodestra, significa che «Pescara e Chieti avranno l’hub di secondo livello, L’Aquila e Teramo si dovranno accontentare di un ospedale di primo livello ad alta specializzazione . Avevamo già anticipato che c’era qualcosa di poco chiaro nella riorganizzazione delle unità operative complesse e, più in generale, della rete ospedaliera regionale, ma ci hanno dato dei gufi». De Matteis ha avuto da ridire non solo sulla sostanza del piano, ma anche su come stato “confezionato”. «Una bella furbata», ha detto, «perché essendo stato varato con decreto del Commissario ad acta, significa che non passerà in giunta, non passerà in commissione e tantomeno in consiglio: il decreto è del commissario e, dunque, saltata la fase di concertazione, ora è legge. Per L’Aquila solo un contentino, la presa in giro dello studio di fattibilità». Insomma, secondo De Matteis, Liris e Tinari, era già tutto previsto «nel silenzio del vice presidente della giunta regionale Giovanni Lolli e del consigliere Pierpaolo Pietrucci, con il sindaco Massimo Cialente che ora cade dalle nuvole. Vorremmo ricordargli che è pur sempre il presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl». Una penalizzazione così, secondo i tre esponenti di minoranza, è ancora più incomprensibile alla luce della circostanza, ben richiamata nel piano, secondo la quale l’ospedale dell’Aquila attrae il 50% della mobilità di fuori regione. Secondo Liris, oltre al “demansionamento” dell’ospedale, è in serio pericolo anche la facoltà di medicina.
«È evidente», ha detto, «che le specializzazioni andranno dove c’è un ospedale ad alta funzionalità e a più alta intensità di cure. A questo punto occorre che ospedale e università abbandonino rancori trentennali e si mettano insieme per sventare questo pericolo». Senza dimenticare, ha chiuso De Matteis, che sanità e università, ormai, per L’Aquila rappresentano «la prima industria». (a.b.)
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