Dopo la condanna per le auto blu il prefetto sospende Di Pangrazio

I legali annunciano il ricorso contro il provvedimento, ma intanto si avvicina la prescrizione dei reati E il Pd lancia un appello: dal palazzo ora deve arrivare un invito alla collaborazione e all’unità
AVEZZANO. Il sindaco di Avezzano è ufficialmente sospeso dalla carica istituzionale (legge Severino) dopo la condanna a un anno e 4 mesi per la vicenda delle auto blu. Il provvedimento del prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco, è arrivato ieri mattina in Comune.
IL PROVVEDIMENTO. Il prefetto ha emesso il provvedimento nei confronti del sindaco di Avezzano perché «colpevole del reato di cui all'articolo 314 secondo comma (peculato d’uso) e condannato alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione». La sospensione è stata disposta «in considerazione di quanto previsto dall’articolo 11 primo comma del decreto legislativo 235 del 2012 (legge Severino) in materia di sospensione di diritto dalle cariche per coloro che hanno avuto una condanna non definitiva per uno dei delitti riportati nel decreto». Per tale motivo «ha dichiarato la sospensione immediata di diritto, a termini di legge, dalla carica di sindaco del Comune di Avezzano».
I TEMPI. Molto dibattuta la questione della durata della sospensione. Il provvedimento prevede un massimo di 18 mesi qualora non vengano presentati ricorsi o in assenza della sentenza di secondo grado. La situazione del sindaco Di Pangrazio è abbastanza complessa e la sospensione potrebbe avere vita breve. Prima di tutto perché entro luglio i legali del sindaco Di Pangrazio, Antonio Milo e Claudio Verini, presenteranno un ricorso al tribunale civile contro il provvedimento del prefetto. Se verrà accolto, tornerà subito in carica. Un altro scenario potrebbe aprirsi invece con le prescrizioni dei due reati contestati, che sono alle porte. In particolare il reato di falso che è quello citato dal prefetto per applicare la sospensione. Questo reato si prescriverà per Di Pangrazio il 22 agosto. Rimarrebbe attiva solo l’altra condanna, quella minore per il reato di peculato d’uso, anche in questo caso vicino alla prescrizione. I legali del sindaco fanno sapere che contro la sentenza di primo grado decretata dal tribunale dell’Aquila, faranno ricorso alla Corte d’Appello. Se la sentenza di secondo grado sarà di assoluzione, la sospensione decadrà anche in questo caso. C’è quindi più di una possibilità che il primo cittadino torni alla guida del Comune prima della fine dell'anno.
I PRECEDENTI. Ci sono infatti numerosi precedenti di sospensioni dovuti alla Severino durati solo pochi mesi, come quelli in Campania di Luigi De Magistris e di Vincenzo De Luca, o amncora quello più recente del sindaco di Catania, Salvo Pogliese, ornato in carica dopo una condanna a 4 anni e sei mesi, sempre per peculato, per la questione di legittimità costituzionale relativa all’applicazione della Severino.
IL PD. Sul caso ha preso posizione anche la segretaria del circolo Pd di Avezzano, Anna Paolini, che parla di due reazioni al provvedimento: «Una prima ritiene la condanna uno stigma troppo pesante per l’amministrazione cittadina e per il sindaco, la seconda, al contrario, tutta volta alla critica della decisione della magistratura. Non ci convince né l’una né l’altra», continua la segretaria del Pd, «perché nessuna di esse mette al centro la preoccupazione per il futuro della città in un momento tanto delicato». Per la consigliera comunale Lorenza Panei, «la città senza un sindaco è indubbiamente più debole, avrà ancora minore peso nelle scelte regionali e nazionali su partite cruciali per il futuro del territorio. Ci aspettiamo che venga dal palazzo comunale un appello di unità, una richiesta di comune collaborazione per superare insieme questo momento di emergenza».
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