Doppia marcia per chiedere un nuovo ponte sul Giovenco

PESCASSEROLI. Una doppia marcia è partita ieri mattina per protestare contro la chiusura della strada che permette a un territorio di confine di sopravvivere. Due popoli, per chiedere la riapertura o...
PESCASSEROLI. Una doppia marcia è partita ieri mattina per protestare contro la chiusura della strada che permette a un territorio di confine di sopravvivere. Due popoli, per chiedere la riapertura o la ricostruzione del Ponte del Giovenco si sono uniti per lanciare un segnale chiaro, una richiesta di aiuto. Una parte di manifestanti si è mossa da Pescasseroli, sul fronte del Parco Nazionale, e un’altra da Ortona dei Marsi, sul fronte Valle del Giovenco. La richiesta è quella della pubblicazione di un cronoprogramma di interventi per il ripristino della viabilità. Alla marcia hanno partecipato, oltre ai componenti del comitato e a tanti cittadini, anche i parlamentari del movimento Cinque Stelle Carmela Grippa e Fabio Berardini, il presidente del Parco Antonio Carrara, il presidente della comunità del Parco Antonio Di Santo, il sindaco di Opi Berardino Paglia, il sindaco di Bisegna Antonio Mercuri, il sindaco di Ortona dei Marsi Manfredo Eramo, gli amministratori del Comune di Pescasseroli, associazioni, Pro loco, Wwf. «È stata una giornata importante», ha affermato Silvano Di Pirro, del comitato, «con un minuto di raccoglimento per le vittime di Genova e con l’esibizione del coro degli alpini per ricordare i sei giovani morti il 26 marzo 1946 durante la ricostruzione del ponte fatto saltare dai tedeschi in ritirata». Una sola sembra essere l’ipotesi più attendibile al vaglio dei tecnici e della politica per risolvere il problema che causa disagi alla popolazione e che mette in crisi l’assetto turistico ed economico dell’intero territorio. Si tratta della realizzazione di un nuovo ponte che potrebbe essere pronto in primavera. Soluzioni provvisorie sono state infatti scartate. Il tecnico Alessandro Di Camillo, incaricato dalla Provincia di preparare una relazione, ha evidenziato «la vulnerabilità della struttura che, a causa del crollo delle spalle e delle infiltrazioni di acqua, rischia di collassare definitivamente». Una seconda ipotesi, quella di un intervento provvisorio, è stata scartata perché sarebbe dispendiosa e anche inutile.
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