Dossieraggio, il finanziere si trova all’Aquila

22 Marzo 2024

Il tenente Striano al centro dell’inchiesta di Perugia trasferito da quasi un anno al comando regionale

L’AQUILA. È considerato un personaggio chiave del caso Dossieraggio, l’inchiesta della procura di Perugia da settimane al centro di articoli e dibattiti politici. Pasquale Striano, 60 anni, il tenente della Guardia di Finanza indagato per presunti accessi abusivi alle banche dati della Procura nazionale antimafia, da circa un anno sarebbe stato trasferito al Comando regionale della Finanza dell’Aquila: notizia tenuta riservata dai vertici del Corpo, per cui non è nota la data esatta del trasferimento. Ciò che si sa, è che Striano è ora inserito nel settore amministrativo dell’Aquila, dopo essere stato responsabile del gruppo Segnalazioni operazioni sospette nella Direzione nazionale antimafia.
Secondo il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, Striano avrebbe effettuato di gran lunga il maggior numero di accessi illeciti alle banche dati riservate della Dna, ma anche di altri organi di polizia. Ricerche dai numeri «mostruosi e inquietanti», racconta Cantone durante l’audizione alla Commissione parlamentare antimafia: oltre 7.000 accessi e 33.528 file scaricati per costituire veri e propri dossier su più di mille tra politici, imprenditori, sportivi, dirigenti. Nella vicenda sarebbe coinvolta anche l’ex dirigente del ministero dell’Istruzione Giovanna Boda, che all’Aquila aveva diretto tra il 2011 e il 2012 l’Ufficio scolastico regionale: lo scorso gennaio è stata condannata in abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare di Roma a due anni e due mesi di carcere per un sistema illecito di appalti al Miur.
Insieme a Pasquale Striano sono indagati anche l’ex magistrato Antonio Laudati, responsabile delle segnalazioni nella Dna e secondo Striano “mandante” degli accessi, e otto giornalisti. Striano in una recente intervista al quotidiano La Verità, ha ammesso di aver effettuato 40mila accessi abusivi, ma sempre «su ordine dei pubblici ministeri». «Era il mio lavoro. Ero una persona super professionale e acquisivo notizie a destra e a sinistra. Lo ammetto, anche con metodi non sempre ortodossi. Ma non mi devono far passare per quello che non sono.... Stanno inventando una marea di cose per amplificare una vicenda che invece è abbastanza ridicola».