Droga, due condanne e nove rinvii a giudizio

9 Novembre 2022

Indagine partita nel 2016, esclusa l’associazione a delinquere. Tre persone assolte, due i prosciolti

AVEZZANO. Due persone condannate, nove rinviate a giudizio datanti al tribunale di Avezzano, tre assolte e due prosciolte per non aver commesso il fatto.
È quanto deciso dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila, Giovanni Spagnoli, dopo una lunga camera di consiglio nei confronti di 16 persone accusate di reati legati al traffico di sostanze stupefacenti nella Marsica.
I fatti riguardano una indagine della Direzione distrettuale antimafia nell’ambito dello spaccio di droga in tutta la Marsica. Il pubblico ministero Fabio Picuti indagava per il reato di associazione a delinquere finalizzato alla cessione di sostanze stupefacenti e i fatti risalgono agli anni 2016-2017. A maggio 2017 fu emessa un’ordinanza di custodia cautelare dall’allora gip dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, di cui dieci tra carcere e arresti domiciliari.
Inizialmente gli indagati erano diciannove. Ieri cinque di loro sono stati giudicati con il rito abbreviato. Youssef Bya, Renata Petra e Rachid El Bouhali sono stati assolti. La condanna è arrivata invece per Edouar Yassir, tre anni e due mesi di reclusione, e per Mourrattil Zineb, due anni e undici mesi. Per Mirella Antonini e per Atman Bya il gup ha emesso sentenza di proscioglimento per non aver commesso il fatto, mentre per tutti gli altri imputati è stato escluso il vincolo di associazione a delinquere. Si tratta di Samir Anzaoui, Jamal El Argab, Ahmed El Mansouri, El Montasser Abdellah, Harcha Hicham, Mohammed Moujjan, Moustafà Mourattill, Ahmed Omari e Gianni Palomba.
Per questo motivo sono stati prosciolti da questa accusa e rinviati a giudizio davanti al tribunale di Avezzano in composizione monocratica, al primo marzo 2023, per i singoli episodi di spaccio di sostanze stupefacenti. Il collegio difensivo era composto da Roberto Verdecchia, Luca Motta, Antonio Valentini, Mauro Ceci, Mario Del Pretaro e Francesco Olivieri. (p.g.)
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