«Droga non mia, ero dal benzinaio»

Anzellotti si difende e torna libero. Rimane in carcere il 50enne napoletano
SULMONA. «Con la droga non c’entro nulla. Non conosco quella persona, mi trovavo a Pratola per fare spesa e fare rifornimento di carburante, e il fatto che fosse con la sua auto nelle vicinanze dell’abitazione di mia madre è solo una coincidenza». Davanti al giudice per le indagini preliminari, Marco Billi, e assistito dal suo avvocato Stefano Michelangelo, nell’udienza di convalida dell’arresto che si è tenuta per remoto, Lorenzo Anzellotti, ha respinto tutte le accuse che gli sono state rivolte: «Mi trovavo lì per caso e non si può arrestare una persona solo per supposizioni o perché la polizia pensa o crede cose che non hanno alcuno fondamento. Ho ancora qui con me lo scontrino del distributore di benzina che mi è stato rilasciato come resto visto che avevo pagato con una banconota da 50 euro». Parole chiare e inequivocabili che hanno smontato tutte le accuse che la polizia ha rivolto nei suoi confronti, tanto che il Gip, al termine dell’udienza di convalida, ha deciso di rimettere immediatamente in libertà il giovane sulmonese. Il primo round va quindi a favore della difesa che ha saputo controbattere alle deduzioni dei poliziotti. Invece, Ernesto Sottile, il 50enne napoletano trovato in possesso di oltre 400 grammi di cocaina, si è avvalso della facoltà di non rispondere e rimane dunque rinchiuso nel carcere di Vasto.
Lorenzo Anzellotti e Ernesto Sottile erano stati arrestati dalla polizia la sera del 4 febbraio in via della Cona, mentre si trovavano ad una distanza di 15 metri l’uno dall’altro.
La polizia, secondo l’accusa, li aveva pedinati dopo averli intercettati nei pressi del casello autostradale di Pratola Peligna fino a seguirli nel centro storico di Sulmona, a pochi metri da piazza Plebiscito dove, sempre secondo le accuse della polizia, sarebbe dovuta avvenire la cessione della droga. A stabilire se i due si conoscevano e se c’è stata tra loro una interlocuzione prima dell’arresto saranno le verifiche tecniche sui cinque telefonini sequestrati nel corso dell’operazione, che secondo la polizia permetteranno anche di ristabilire la verità sull’intera vicenda.
Ma secondo il difensore dell’indagato sulmonese non ci sarebbe alcuna seconda verità.
Oltre ai telefonini, gli agenti del commissariato hanno sequestrato la cocaina sulla quale era spalmato uno strato di maionese e senape per eludere eventuali controlli con i cani antidroga. (c.l.)
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