Due dipinti restaurati grazie a Italia Nostra

8 Febbraio 2018

Congeduti (direttore del Munda) ha illustrato gli esiti del recupero delle opere di Ruthart

L’AQUILA. La patina giallastra, dovuta all’ossidazione della pellicola protettiva stesa sui dipinti più di trecento anni fa, rendeva difficilmente leggibili i colori e a volte anche il disegno sulle tele di un piccolo paesaggio e del ritratto del beato Stefano da Vallebona.
Il restauro dei due preziosi dipinti di Carl Borromäus Ruthart, reso possibile grazie a un finanziamento di Italia Nostra, è stato presentato da Mauro Congeduti, direttore del Museo nazionale d’Abruzzo, dove le opere sono conservate, e da Emilia Ludovici. Le tele, risalenti alla fine del Seicento, fanno parte di un corpus di opere dell’autore che conta una trentina di tele. Un piccolo tesoro che, una volta restaurato, sarà oggetto nel 2019 di una grande mostra a Danzica, dove il pittore nacque nel 1630. «Abbiamo già organizzato, nei mesi scorsi, un’anteprima di questa mostra», spiega Congeduti, «un’altra sarà dedicata alle due opere appena restaurate». Oltre ai due dipinti presentati ieri, due bozzetti delle grandi opere di Collemaggio sono stati restaurati a cura degli Amici dei musei dell’Aquila. Un altro bozzetto è stato restaurato a cura del Serra club. Quattro opere di grandi dimensioni sono attualmente in fase di restauro con un finanziamento della Federazione italiana amici dei musei di Lucca e Pisa, per un importo di circa 14mila euro. «Tra esse due nature morte di straordinaria bellezza», spiega il direttore. «Si sta valutando la possibilità di nuove sponsorizzazioni da dedicare all’autore». In particolare, a rappresentare Ruthart, è il beato Stefano «raffigurato come un monaco benedettino con il saio bianco e lo scapolare nero, vesti tipiche dell’epoca dell’autore», come dice Congeduti, che prosegue: «Lui stesso, d’altra parte, è stato monaco celestino, dopo aver fatto per quarant’anni il pittore di animali in giro per corti e capitali europee, tanto che molte delle sue opere sono entrate nelle collezioni di famiglie aristocratiche d’Europa e oggi sono nei principali musei del mondo. Ha passato gli ultimi trent’anni della sua vita a Collemaggio, salvo una parentesi a Santo Spirito del Morrone a Sulmona. È morto probabilmente nel terremoto del 1703, come tanti aquilani».
Ruthart, infatti, sembra molto legato al territorio, ma le sue opere sono apprezzate in tutto il mondo. «L’intervento di restauro ha reso giustizia a queste tele», conclude il direttore. «Il problema maggiore è stato togliere la vernice protettiva con la quale erano state trattate, che si era ossidata con il tempo e aveva creato una patina giallastra sull’intera superficie. In passato si era intervenuti su di essa, con dei ritocchi. Per questo la pittura originale, in alcune parti del quadro, era offuscata non solo dalla patina gialla che aveva perso di trasparenza, ma anche dalle ridipinture che vi erano state fatte sopra. Basti pensare che in una zona di una delle due tele era stata completamente travisata la linea del paesaggio».
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