Due direttori della Bcc a processo
Pm contesta l’appropriazione indebita per tassi non dovuti. Liberati e Flammini: «Accuse inconsistenti, saremo assolti»
L’AQUILA. Due direttori dell’agenzia aquilana della Banca di credito cooperativo di Roma sono stati rinviati a giudizio dal pm Fabio Picuti con un provvedimento a citazione diretta in quanto accusati di appropriazione indebita. Si tratta di Gianluca Liberati di 49 anni, di Avezzano e Franco Flammini, di Capitignano (59). L’accusa, ancora tutta da chiarire, contesta fatti che sarebbero stati commessi diversi anni fa con «condotta perdurante». Secondo la tesi dell’accusa essi (ma le pratiche sono state svolte forse da altre persone), si sarebbero appropriati di somme in denaro rese da una ditta aquilana i cui titolari hanno residenza a Monticchio.
Si contesta una somma di poco più di 46mila euro a titolo di interessi non dovuti a fronte di 134mila euro (importo finanziato) «in quanto la previsione contrattuale di un tasso di mora illegale ha l’effetto di comportare sotto l’aspetto patrimoniale, la gratuità del finanziamento in riferimento al contratto di mutuo stipulato». Come a dire che quel tipo di tasso annulla qualsiasi pagamento di interessi.
Si contesta poi la corresponsione di una somma di 18mila euro quale importo di altri interessi che sono stati ritenuti al di fuori della legalità.
La citazione a giudizio arriva dopo un’istruttoria molto lunga e obiettivamente complessa svolta dagli uomini della sezione di polizia giudiziaria della Finanza alle dipendenze dirette della Procura.
Con lo stesso provvedimento il magistrato ha individuato i titolari della ditta in questione quali parti civili per cui, se lo vorranno, potranno costituirsi in udienza. Si tratta di un uomo di 56 anni e di una donna di 54 entrambi residenti a Monticchio i quali sono assistiti dall’avvocato Piero Lorusso mentre i due bancari sono difesi di fiducia dagli avvocati Piermichele De Matteis e Chiara Madia. «Sono costernato dall'esito della vicenda, in quanto si tratta di un reato che induce a pensare all’implicazione delle persone in fatti contestati dal cliente al solo istituto di credito», dice Liberati ora direttore Abruzzo di Bcc Roma, «siamo stati chiamati in causa, io e il mio collega, per il semplice fatto di essere stati direttori di Agenzia durante il periodo di ammortamento di un mutuo stipulato dall’ex-Banca di Credito Cooperativo di Montereale quando noi non c’eravamo, ovvero nel 1998. Ho anche visionato la perizia del consulente tecnico di ufficio, dove si parla di un superamento del tasso soglia, per l’intero periodo contestato, di soli 132 euro, ma sono confortato dalla perizia di parte che dimostrerà, nelle sedi opportune, l’assoluta insussistenza del reato a me contestato. Nel mio caso, poteva essere invocata la prescrizione dei termini che, francamente, non avrebbe soddisfatto le mie aspettative di giudizio. Quindi, ho preferito affrontare la fase processuale, fiducioso nell’esito positivo della vicenda».
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