Due poliziotti indagati per corruzione

16 Settembre 2018

Accertamenti su sospetti abusi della Stradale scattati dopo un esposto: la Procura fa perquisire abitazioni e uffici

AVEZZANO. Corruzione. È l’ipotesi di reato con la quale due agenti della polizia stradale in servizio ad Avezzano sono stati iscritti nel registro degli indagati. L’inchiesta è della Procura marsicana e fa riferimento a presunti abusi commessi dalle due “divise”. I sospetti che hanno portato alle indagini sarebbero contenuti in un esposto. Il sostituto procuratore Lara Seccacini ha disposto perquisizioni a carico degli indagati, alla ricerca di elementi di prova che potrebbero dare conferma dell’ipotesi di reato. Accertamenti affidati agli uomini della polizia stradale dell’Aquila, gli stessi che stanno conducendo le indagini nei confronti dei colleghi marsicani. Perquisizioni che hanno riguardato sia le abitazioni che gli uffici dei due indagati.
Massimo riserbo sulla vicenda viene mantenuto negli uffici giudiziari di via Corradini, dove si parla comunque di un atto dovuto, ma quanto accaduto sta facendo rumore negli ambienti della polizia. La Stradale divide la sede con il commissariato della polizia di Stato in via Allende e anche in questi uffici sono state compiute le perquisizioni oggetto dell’indagine della Procura. Inoltre, i due indagati sarebbero stati ascoltati dal pm Seccacini titolare dell’inchiesta.
Sarebbe il secondo caso in pochi mesi di sospetti che riguardano rappresentanti delle forze dell’ordine nella Marsica. Il precedente è legato all’inchiesta sui falsi certificati medici che lo scorso maggio ha portato la Guardia di finanza a eseguire dieci misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti. Nella precedente indagine, infatti, sono coinvolti due carabinieri in congedo, un agente della polizia penitenziaria e un finanziere. Secondo l’accusa, in una circostanza, un rappresentante della Fiamme gialle ha comunicato a uno degli indagati che c’erano indagini a suo carico (rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio). E sempre secondo l’accusa un ex brigadiere dei carabinieri, per diverso tempo in servizio nella Marsica, aveva usufruito di certificazione medica di comodo e aveva seriamente compromesso le indagini. Il 4 novembre 2017 alle 9.54, come emerso da una ripresa fatta da una telecamera nascosta, il carabiniere esperto di intercettazioni entrava nello studio medico e segnalava la presenza di una microspia. «Ha seriamente compromesso le indagini», è quanto evidenziato dal gip nell’ordinanza. La vicenda degli agenti della Stradale, però, non avrebbe nulla a che vedere con quest’altra indagine.
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