Duecento abruzzesi andranno al nord I dubbi della riforma

L’AQUILA. L’unico dato certo è che, a oggi, a due giorni dalla scadenza dei termini entro cui i docenti che hanno fatto domanda per la fase B del piano straordinario di assunzione potranno accettare...
L’AQUILA. L’unico dato certo è che, a oggi, a due giorni dalla scadenza dei termini entro cui i docenti che hanno fatto domanda per la fase B del piano straordinario di assunzione potranno accettare la nomina, sono soltanto in 3mila in tutta Italia.
Un flop, allora, la Buona scuola? «È presto per dirlo», commenta il segretario regionale Snals (il Sindacato nazionale autonomo dei lavoratori della scuola) Carlo Frascari, «perché la maggior parte si ridurrà a rispondere all’ultimo momento». Magari nella speranza che nel frattempo arrivi un ennesimo cambio di rotta da parte del ministero dell’Istruzione. In Abruzzo, intanto, al termine di questa complessa fase, quella che si è conclusa nella notte fra il 1° e il 2 settembre con l’e-mail di convocazione del Miur («arrivata di notte come la Befana», dicono i docenti), su 1.925 abruzzesi che fanno parte delle graduatorie a esaurimento sono 200 quelli che andranno a lavorare al nord. A ricordarlo è l’avvocato e sindacalista della Gilda L’Aquila, Claudio Di Cesare, che attacca anche il metodo «per niente trasparente di adozione di un algoritmo che assegna i posti in modo del tutto sconosciuto». In nome della trasparenza nella pubblica amministrazione, avrebbe dovuto essere reso noto prima dell’avvio del Piano straordinario per le assunzioni. «Si è voluto così evidentemente scoraggiare eventuali ricorsi», dice l’avvocato, «per cui se una persona che non è stata “pescata” e voleva essere presa volesse fare ricorso, non potrebbe farlo», solo per fare un esempio. Di Cesare fa notare anche che «il 90% dei docenti assunti è costituito da donne di età compresa tra i 30 e i 45 anni, con diversi anni di lavoro alle spalle e già una famiglia».
Gente, insomma, non proprio alla prima esperienza di lavoro. Un aspetto che richiama subito un’altra discrepanza: la scomparsa del merito. Ai sindacalisti appare, infatti, sconcertante che chi ha più punti in graduatoria, quindi più anni di insegnamento, più chilometri alle spalle e più sacrifici, venga mandato a lavorare lontano, mentre nella fase C (che si concluderà fra un paio di mesi) c’è la possibilità che chi è più in basso in graduatoria resti a lavorare in provincia. (m.g.)
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