E a Paganica torna alle origini il rione Colle

Alloggia: si è scelto il “dov’era e com’era”, ma s’è persa l’occasione di realizzare spazi pubblici e aree verdi
L’AQUILA. Tutti i nodi prima o poi vengono al pettine. Sono anni che si discute sul fatto che la ricostruzione post sisma dei centri storici delle frazioni del Comune dell’Aquila sta avvenendo senza una “nuova” visione urbanistica che possa rendere migliore la qualità della vita di chi vorrà tornare ad abitarci. E non ci sono solo le questioni legate ai sottoservizi, agli spazi pubblici, ai cavi volanti appesi sulle facciate appena rifatte. Raffaele Alloggia, cultore di storie paganichesi punta il dito su una ricostruzione “com’era e dov’era” che non sta migliorando la vivibilità di centri storici sorti quando le esigenze della popolazione locale erano molto diverse. Alloggia fa riferimento in particolare al “Colle” di Paganica che è il cuore dell’impianto “antico” della più grande delle frazioni aquilane.
«Alcune famiglie del Rione Colle a Paganica stanno rientrando nelle proprie case dopo quasi 12 anni dal terremoto», scrive Alloggia, «non c’è dubbio che le abitazioni del rione Colle, nel terremoto del 6 aprile del 2009 ebbero la peggio rispetto a quelle degli altri rioni. La causa principale sicuramente è da addebitarsi al materiale povero con cui erano state costruite le case, mentre ad altre negli ultimi decenni erano stati aggiunti cordoli di cemento armato che avevano appesantito le vecchie mura sottostanti. In questi 12 anni troppe persone anziane ci hanno lasciato con l’amarezza e l’angoscia, che di anno in anno diventava certezza, che non sarebbero tornati a vivere nelle abitazioni originarie. Ad oggi sono molti paganichesi tornati nelle loro abitazioni, ma tanti sono ancora nel progetto Case. Giovani famiglie, da poco tornate a vivere nel rione Colle, hanno a che fare con disagi dovuti ai cantieri degli aggregati nelle immediate vicinanze senza contare che manca anche l’illuminazione pubblica. In quei vicoli che personalmente mi videro muovere i primi passi», continua Alloggia, «tutto è cambiato tranne, per fortuna, gli imbotti delle porte e finestre che ne ricordano il fascino identitario delle murature in pietra, molto comuni nei nostri paesi. In quei vicoli non si sentono più quei profumi che salivano dalle finestrelle e porte sgangherate delle cantine; oggi tutto sa di calce e cemento. Nel giro di qualche anno, la ricostruzione del centro storico di Paganica sarà completata. Tutto sarà ricostruito dov’era e com’era. Un vero peccato perché non in linea con le esigenze delle nuove generazioni che dovrebbero poi abitarci. Pochi spazi pubblici, nessun parcheggio, niente verde e come tutti i paesi di impostazione medievale, dedali di vicoli stretti, scale e scalette in cui non possono transitare o sostare le auto a cui nessuno di noi vuole rinunciare. È facilmente immaginabile che decine di abitazioni del centro storico resteranno vuote. Il terremoto aveva dato l’opportunità di ricostruire il centro storico della più grande tra le frazioni dell’Aquila, con strade e servizi adeguati ai nostri tempi. Purtroppo ora bisogna parlare di occasione mancata». (g.p.)
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