E a Sassa la nuova scuola è attesa da 8 anni

La commissione di genitori, insegnanti e cittadini incalza le istituzioni: «Subito il via ai lavori»
L’AQUILA. La frazione di Sassa aspetta una scuola non provvisoria da otto anni. Ma non si vede l’ombra di avviare i lavori. Si fa portavoce di questo problema la commissione Oltre il Musp che interviene nel dibattito cittadino sulla sicurezza.
Composto da genitori, insegnanti, cittadine e cittadini comuni, il gruppo è nato e si è impegnato per superare la condizione emergenziale affrontata con la consegna dei moduli a uso scolastico provvisorio e per collaborare al ritorno alla normalità in condizioni di sicurezza, chiedendo edifici scolastici nuovi, antisismici e all’avanguardia.
Convinta della necessità e dell’efficacia della partecipazione, la commissione ha incontrato più volte i rappresentanti istituzionali di Comune, Provincia e Regione, i responsabili della ricostruzione scolastica nel cratere, promuovendo assemblee cittadine e coinvolgendo associazioni territoriali e nazionali.
«Il nostro lavoro», spiegano i componenti, «è stato sistematico e sostanzioso: a sostegno del nostro percorso abbiamo raccolto dati dall’aprile 2009 costruendo un archivio condiviso lungo un percorso di cittadinanza attiva».
Nell’ultimo anno, il lavoro svolto intorno a tavoli partecipativi, che hanno coinvolto il Comune, Oltre il Musp, ActionAid, Viviamolaq, il Consiglio territoriale di Sassa e tutte le scuole comprese nell’Istituto comprensivo Gianni Rodari, ha condotto alla consegna al Comune del masterplan per la ricostruzione della scuola di Sassa, sul quale viene specificato che da quel momento (marzo 2016) al taglio del nastro inaugurale sarebbero dovute intercorrere 178 settimane.
«Quante settimane sono già passate? Perché ancora non si inizia?», si chiedono i cittadini, che incalzano le istituzioni su questo importante argomento.
«Non volendo tener conto dell’incuria istituzionale pregressa, documentata ampiamente nel nostro archivio, dall’elenco degli edifici scolastici con priorità d’intervento alle somme destinate alla ricostruzione e alla messa in sicurezza degli edifici scolastici del cratere, abbiamo veramente creduto di aver raggiunto l’obiettivo, anche perché è stata trasferita una parte della somma occorrente per la ricostruzione del polo scolastico di Sassa. Abbiamo ingenuamente creduto che il gioco a rimpiattino tra Regione e Comune fosse definitivamente smontato, avendo ora disponibili in cassa quei soldi che, dislocati altrove, bloccavano bandi e progettualità, dicevano loro. Ma nulla, nulla è cambiato. Siamo ancora dentro i moduli provvisori , con l’aggravante che ora stanno cercando di far passare il messaggio della “fortuna” di studiare in una struttura provvisoria che dopo aver consentito di fronteggiare l’emergenza, mortifica il senso di intendere la scuola e la vita scolastica».

