E all’ex Arssa restano tutti gli impiegati: nullo il trasferimento

Il giudice boccia la Regione: «Provvedimento antisindacale» L’assessore Pepe: «Dovremo ripensare l’organigramma»
AVEZZANO. «Dovremo ripensare l’organigramma». Lo ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, pochi giorni dopo la sentenza del tribunale di Teramo, pronunciata dal giudice del lavoro Maria Rosaria Pierpaolo, il 21 novembre scorso. Il giudice ha stabilito che, diversamente da quanto disposto sul finire dell’anno scorso dalla direzione dell’assessorato, i dipendenti della struttura rimarranno al loro posto. Quindi anche quelli dell’ex Arssa di Avezzano. Già, poiché con l’arrivo degli impiegati provenienti dalle Province la pianta organica del dipartimento dell’Agricoltura regionale è salita a 400 dipendenti, mentre invece sarebbe dovuta essere di 320-322 dipendenti. «Attendiamo il deposito della sentenza», continua Pepe, «ma già possiamo dire che ne prenderemo atto».
E dire che, dopo il provvedimento della direzione del dipartimento regionale dell’Agricoltura, che aveva stabilito un trasferimento nelle varie sedi regionali, la giunta regionale, attraverso l’assessore Pepe e il presidente Luciano D’Alfonso, aveva chiesto che l’organico rimanesse invariato. «Il direttore», ha rimarcato l’assessore, «ha seguito quanto stabilito dalla conferenza dei direttori».
Un braccio di ferro, tuttavia, dove a spuntarla sono stati i sindacati Cisl e Uil Teramo, che, attraverso un ricorso in tribunale, hanno ottenuto che i dipendenti della regione restassero nelle loro sedi. «Con la delibera dirigenziale regionale, che stabiliva il trasferimento di una settantina di dipendenti», spiega Vincenzo Traniello, della Cisl Funzione pubblica, «è stato violato l’articolo 28, attraverso il quale si sanziona la condotta antisindacale». In altre parole, i sindacati non sarebbero stati coinvolti nell’accordo che avrebbe dovuto organizzare il surplus della pianta organica. «Noi non abbiamo avuto», osserva Traniello, «né un’informazione preventiva, né una successiva». Nel frattempo, però, alcuni dipendenti sono stati trasferiti in altre sedi. «A marzo», fa sapere il sindacalista della Cisl, «alcuni sono stati trasferiti tra Ortona e Lanciano e tra Chieti, Avezzano e Pescara».
Chi ha curato il ricorso per conto della Uil è stato l’avvocato del foro di Pescara, Pierluigi De Nardis, il quale ritorna sulla condotta antisindacale.
«La legge sul pubblico impiego», fa notare il legale, «dice che quando si procede alla mobilità, vengano coinvolti i sindacati. E, in questo caso, si era di fronte a una disposizione in cui si definiva il personale come “collocato”, “messo a disposizione”, ma di fatto si trattava di un trasferimento. Se fossero stati coinvolti i sindacati», rileva De Nardis, «si sarebbe potuto tenere conto anche delle singole esigenze familiari dei dipendenti». Nella vicenda, ha ricostruito De Nardis, «c’erano stati prima un ricorso, respinto, poi un reclamo, a cui è seguito un termine per un conciliazione, con un nulla di fatto, prima della sentenza del 21 novembre».
Sulla vicenda era intervenuto anche il consigliere di Forza Italia, e presidente della commissione Vigilanza, Mauro Febbo, contrario ai trasferimenti.
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