E Cioni si cala dal balcone: «Appesi a un filo»

In mattinata la protesta del direttore regionale di Confcommercio: «Si gioca sulla pelle delle imprese»
L’AQUILA. Si è calato con una corda dal balcone della sua abitazione, al terzo piano di una palazzina in via Modesto della Porta, nel quartiere Torrione, imbragato, casco in testa e con un cartello appeso al collo con la scritta “124 imprese terremotate appese a un filo».
Le prove generali della clamorosa protesta sono andate in scena di prima mattina: alle 7,30 Celso Cioni, direttore regionale della Confcommercio, ha messo in atto un gesto sopra le righe per richiamare l’attenzione della città e del governo sul problema delle tasse che le imprese aquilane sono chiamate a restituire, dopo la sospensione del 2009.
«Mi hanno assistito nella fase tecnica di imbragatura alcuni esperti alpinisti», ha detto Cioni, che è rimasto sospeso a una ventina di metri di altezza per circa mezz’ora. «Questo è un territorio ancora in convalescenza. Si sta giocando sulla pelle di migliaia di imprese, che vivono con angoscia, ormai da anni, nell’attesa spasmodica di conoscere il loro destino». Cioni ha rivolto, dal megafono, un appello al presidente del Consiglio e ai presidenti di Camera e Senato «per mettere al primo posto dell’agenda del governo la soluzione definitiva della restituzione delle tasse. Non bastano più semplici proroghe: per l’economia del nostro territorio è una questione di vita o di morte», le parole del direttore della Confcommercio.
Cioni ha ricevuto, nel corso della giornata, numerosi attestati di stima, tra cui quello della senatrice del Partito democratico, Stefania Pezzopane, e il supporto della Confcommercio nazionale. «Movimento 5 stelle e Lega sono irresponsabili, si devono vergognare», ha detto Pezzopane. (m.p.)
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