E De Chellis sospende lo sciopero della fame

Il ristoratore di Pacentro: «Con il mio gesto ho smosso le coscienze e destato clamore mediatico»
PACENTRO. Cinque giorni senza mangiare, con le forze che cominciano a venire meno, ma con il solo obiettivo di far riaprire quella strada che rappresenta il suo futuro e quello di tanti giovani che vivono a Pacentro. Ieri Francesco De Chellis, che ha sospeso la protesta, era ancora lì, a fare da sentinella a quel muro di cemento che la Provincia aveva eretto imprigionando le attività di tre imprenditori e l’economia di un intero paese. Lo troviamo con il sorriso che lo ha sempre contraddistinto, ma provato da una protesta che lo sta debilitando moralmente e fisicamente. «Cinque giorni senza cibo per me che sono un abruzzese purosangue sono davvero tosti», dice il giovane, proprietario con la famiglia di una struttura ricettiva a Fonte Romana, ai piedi della Maiella, rimasta isolata dal 24 aprile per effetto dell’ordinanza di chiusura delle due strade di accesso, disposta dal dirigente della Provincia, Francesco Bonanni. «Allo stesso tempo, oggi sono contento perché qualcosa si sta muovendo», riprende, «piano piano ci stiamo avviando alla soluzione di questa situazione drammatica per la nostra area. Questa chiusura, a parte il caso emblematico della mia struttura e di quella di Passo San Leonardo, ha di fatto isolato una zona di montagna che è la ricchezza non solo di Pacentro ma del Parco della Maiella e di tutta la regione. Spero che con questo mio gesto sia riuscito a smuovere le coscienze e far capire a tutti che le cose qua, possono prendere una piega diversa per andare incontro a un futuro migliore per tutti. Sono rimasto colpito dalla solidarietà ricevuta in questi giorni: condivisioni sui social, telefonate, messaggi, mi hanno chiamato anche dall’estero per farmi forza e darmi solidarietà. Ora c’è stato questo primo atto, che è un atto molto importante. Le cose da oggi in poi potranno solo migliorare. Nell’era che stiamo vivendo c’è bisogno di confronto. Non è vero che siamo incapaci, se si vuole si trova la soluzione per ogni cosa. Vediamoci tutti insieme, sia le istituzioni che hanno le chiavi del nostro futuro, sia noi cittadini, sviluppiamo coscienze critiche, dobbiamo essere vigili su quello che fanno, lamentare i disagi e cercare sempre di trovare una soluzione. Uniti siamo forti, da soli non siamo nessuno. Io si ho attuato lo sciopero della fame, ma ho avuto alle spalle un gruppo meraviglioso, grandioso e ammirevole: mi fanno compagnia, mi portano da bere, si preoccupano per me, da solo non avrei fatto niente. Si è mossa una collettività che ha deciso di riappropriarsi dei propri territori».(c.l.)
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