E il Consorzio di ricerca è vicino al fallimento

La prossima settimana fissata l’udienza in tribunale, ci sono tre milioni di euro di debiti da ripianare
AVEZZANO. Il Crua è a un passo dal fallimento. Il Consorzio di ricerca unico d’Abruzzo, ex Crab, è chiuso ormai da tre anni e se la Regione Abruzzo non dovesse trasferire immediatamente le risorse già promesse rischierebbe di essere dichiarato fallito a causa dei debiti accumulati (ammonterebbero a 3 milioni di euro). Un finale amaro, non solo per l’importanza che ha sempre avuto il Crua nel territorio, ma anche per gli undici dipendenti, i quali da ottobre 2021, a causa di errori di natura tecnica, non percepiscono nemmeno i fondi di integrazione salariale (Fis). La situazione è quindi a un bivio: se la Regione salderà il debito il Consorzio di via Pertini potrà avere una prospettiva di vita, altrimenti sarà definitivamente chiuso. È stata fissata per la prossima settimana l’udienza con la quale il giudice del tribunale di Avezzano prenderà una decisione in merito. Nel febbraio scorso il Crua era stato ammesso alla fase 2 della manifestazione di interesse per la candidatura di idee progettuali da finanziare per la creazione di ecosistemi di innovazione nel Mezzogiorno. In ballo ci sono 12 milioni di euro, dell’Agenzia per la coesione territoriale, che potrebbero riqualificare il sito e rilanciare la ricerca in ambito agroalimentare. Ma non è ancora stato confermato se i fondi arriveranno o meno. «Se la Regione Abruzzo non trasferisce nell’immediato le risorse promesse, il Crua rischia di essere dichiarato fallito», ha spiegato il vice capogruppo del Pd in consiglio regionale, Dino Pepe, «non è mai stata trasferiti parte dei fondi, pari a 300mila euro, che la giunta regionale, in particolare l’assessore all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, aveva previsto per l’anno 2021 nel piano economico e finanziario di risanamento del Crua». Secondo Pepe, ex assessore regionale all’Agricoltura, «la questione relativa al Crua è molto grave in quanto alla situazione di allarme economico si somma la totale assenza di commesse per il centro di ricerche. È da oltre tre anni che, nonostante i ripetuti annunci e i buoni propositi rimasti a oggi lettera morta, l’attività del centro è ferma. Bisogna ora intervenire prima che sia troppo tardi, la Regione Abruzzo, come anche il settore agricolo, non possono permettersi di privarsi di un centro di eccellenza come quello marsicano. L’appello che rivolgo alla maggioranza è quello di intervenire per scongiurare una chiusura definitiva e mettere in atto un serio piano di risanamento e rilancio del consorzio, della struttura della Marsica in particolare, cogliendo le opportunità del Pnrr e non solo».
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