E il costruttore ammette: «Sì, ho pagato»

5 Ottobre 2017

L’uomo del Vaticano respinge le accuse: «Mai occupato di gare». Di Pietro sceglie il silenzio

AVEZZANO. Il costruttore Sergio Giancaterino ha fatto delle ammissioni: «Sì ho elargito somme di denaro». E ha fatto anche dei nomi, confermando gran parte delle accuse mosse dalla Procura. Due ore e mezzo: tanto è durato l’interrogatorio dell’imprenditore di Penne.
Nella seconda ondata di interrogatori (la prima c’è stata lunedì), il 65enne si è seduto di fronte al gip Francesca Proietti e ai pm Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli. L’imprenditore è assistito dagli avvocati Leonardo Casciere e Antonio Pascale. I legali hanno chiesto la revoca del provvedimento di custodia cautelare. Giancaterino ha chiarito alcuni aspetti della vicenda, ma ha anche sottolineato di non avere mai creato fondi neri.
Sempre ieri è stato interrogato Antonio Ruggeri, l’uomo del Vaticano secondo le accuse della Procura. Accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Raffaele Mezzoni, il 68enne si è difeso dalle accuse: «Non sono un faccendiere e da nove anni ho interrotto i miei rapporti con la Santa Sede». Ha poi ammesso di avere gestito delle somme di denaro per conto di Giancaterino, facendo opera di intermediazione. «Ho conosciuto l’imprenditore nel 2014», ha ricordato. E i soldi al sindaco di Casacanditella, Giuseppe D’Angelo, erano per una lotteria e la beneficenza. «Mai pagato tangenti», ha affermato, «e non mi sono mai occupato di gare d’appalto». Ha quindi precisato di aver fatto conoscere Gianfranco Tedeschi, sindaco di Cerchio, anch’egli indagato per corruzione, a Giancaterino. E sull’agenda sequestrata ha ribadito di avere tenuto la contabilità. L’avvocato Mezzoni ha chiesto la modifica della misura cautelare.
Si è avvalso della facoltà di non rispondere, invece, il vicesindaco dimissionario di Canistro, Paolo Di Pietro. L’indagato è assistito dall’avvocato Armando Di Pietro e il legale ha chiesto la revoca della misura cautelare. Nell’inchiesta sono finiti ai domiciliari, oltre a Ruggeri, Giancaterino, D’Angelo e Di Pietro, l’ex amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Giuseppe Venturini, il geometra aquilano Antonio Ranieri, il costruttore di Montorio al Vomano, Emiliano Pompa. Sei gli indagati.
Per tutti le accuse vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta. Venturini è deve rispondere pure di rivelazioni di segreto d’ufficio. (r.rs.)
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