E l’imprenditore che ha denunciato emigra

19 Ottobre 2014

Tomeo: «Non trovo più lavoro, costretto ad andare in Africa». Sparita la ditta dell’appalto

SULMONA. Aveva occupato due volte gli uffici della Provincia all’Aquila, si era barricato nella stanza del presidente Antonio Del Corvo, aveva iniziato lo sciopero della fame, era arrivato a minacciare il suicidio perché non sapeva chi avrebbe dovuto pagarlo per i lavori effettuati nella scuola di Sulmona. Ora sta per trasferirsi in Africa per guidare un cantiere pur di continuare a lavorare. Massimo Tomeo, dopo la sua denuncia che ha creato scompiglio, non ha avuto più la possibilità di lavorare. Lo ha dichiarato l’imprenditore al Fatto Quotidiano. «Parto tra un mese con mia moglie», ha detto Tomeo, «parto per l'Africa dove mi hanno offerto un buon lavoro per dirigere un cantiere». Una scelta obbligata che imputa anche al comportamento della Provincia. Quando il 26 novembre scorso Tomeo si rivolse alla Provincia, il presidente Antonio Del Corvo ammise: «Stiamo cercando di aiutarlo, ma la ditta che ha vinto l'appalto è sparita nel nulla». Ma quelle di Tomeo non sono le uniche accuse per l'ente provinciale. «Se la scuola non è stata completata è tutta colpa dei dirigenti della Provincia responsabili del settore scolastico e dei lavori pubblici che pur potendolo fare non hanno provveduto ad assegnare alla ditta seconda classificata, i lavori per la messa in sicurezza dell'edificio». La denuncia arriva da Nicola De Simone, titolare dell’impresa che dovrebbe rilevare l'apparato rimasto vacante dopo la revoca operata nei confronti della Ati Fin S.r.l.-Cosman S.r.l. «Dalla Provincia dicono di voler costituirsi parte civile nei confronti della ditta che ha vinto l'appalto. Io dico che sono i ragazzi e le loro famiglie a dover chiedere i danni alla Provincia». Secondo De Simone, subito dopo la revoca dell'appalto i dirigenti provinciali avrebbero temporeggiato nonostante la sua ditta avesse provveduto a produrre tutta la documentazione per portare avanti il cantiere. «È da un anno che aspettiamo il via libera», prosegue De Simone, «abbiamo presentato un piano operativo che garantiva la consegna dell'edificio prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Sono andati avanti con continui rinvii e il risultato è sotto gli occhi di tutti». Intanto, tramite il suo avvocato, Valentina Di Cosimo, una dei sette indagati si dichiara estranea alle contestazioni. «La sua posizione», spiega l'avvocato Rosita Di Lorenzo, «è estranea alla vicenda come ribadito più volte da parte mia nelle varie fasi di indagine. Il suo era un ruolo di controllo sul cantiere atto ad accertare come le lavorazioni venivano eseguite. Non avevo potere certificativo né una posizione indipendente, tanto meno aveva potere decisionale. Riferiva semplicemente quello che osservavo nei rilevamenti. Aveva inoltre ricevuto il compenso professionale perché il lavoro era stato svolto nel migliore dei modi e nei parametri previsti dalla legge». (c.l.)

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