E le liste civiche chiamano a raccolta i simpatizzanti

L’AQUILA. Discontinuità rispetto al passato. Più spazio ai cittadini nelle scelte di governo per ridare slancio e identità alla città. In tanti hanno risposto all’invito “L’Aquila chiama chi ama L’Aq...
L’AQUILA. Discontinuità rispetto al passato. Più spazio ai cittadini nelle scelte di governo per ridare slancio e identità alla città. In tanti hanno risposto all’invito “L’Aquila chiama chi ama L’Aquila”, lanciato dai movimenti civici “Appello per L’Aquila” e “L’Aquila che vogliamo”. Sala gremita, a palazzo Fibbioni, per quella che è stata definita una vera e propria “chiama”, nel segno della consapevolezza e della partecipazione, «perché gli aquilani siano artefici del loro futuro, riprendano in mano il loro destino». Obiettivo dell’incontro, a cui hanno preso parte i consiglieri comunali Ettore Di Cesare e Vincenzo Vittorini, il giornalista Alessandro Tettamanti, Annalucia Bonanni e Carla Cimoroni, «la costruzione di una coalizione sociale che parta dal basso. Che si nutra, cioè, delle idee e dell’impegno degli aquilani». «Siamo aperti a tutte le esperienze che ritengono ci sia bisogno di una rottura rispetto al passato», ha esordito Di Cesare, «il candidato sindaco lo scegleremo insieme e non è detto che sia un esponente di Appello per L’Aquila o L’Aquila che vogliamo». Massima apertura, dunque, ai contributi della collettività. «Vogliamo restituire L’Aquila agli aquilani», ha sottolineato Di Cesare, «nel centrodestra e nel centrosinistra non vi è alcuna speranza di rinnovamento, le altre forze in campo ci sembra che non abbiano grande credibilità. Siamo pronti a mettere le carte in tavola per incidere realmente sul futuro di questa città. Basta avere un po’ di coraggio, voglia di fare, impegno e spirito di iniziativa». Molti i temi sviscerati negli interventi che si sono susseguiti, su cui verterà l’impegno programmatico della coalizione sociale che fa capo ai movimenti civici: dalla rinascita del centro storico alla sicurezza nelle scuole, dallo spopolamento del territorio ad un nuovo modello di città, fino agli spazi culturali e all’esigenza di una maggiore socialità. (m.p.)
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