E per fare il tampone lunghe file di auto: «Qui niente privacy»

SULMONA. File interminabili di auto per sottoporsi ai tamponi. Una situazione che non è passata inosservata ai tanti passanti e ai residenti della zona costretti da giorni a fare lunghe file in auto...
SULMONA. File interminabili di auto per sottoporsi ai tamponi. Una situazione che non è passata inosservata ai tanti passanti e ai residenti della zona costretti da giorni a fare lunghe file in auto per il traffico che si crea su viale Mazzini e che in parte è stato deviato sul parcheggio esterno dell’ospedale proprio per evitare di congestionare ulteriormente una delle principali arterie di entrata o uscita della città in direzione Alto Sangro e Napoli.
Da giorni, ormai, una carovana di auto percorre contromano piazzale Barbara Amicarelli per guadagnare l’ingresso dell’ospedale e arrivare nell’area dove si svolgono i tamponi. I test, a seconda delle circostanze, vengono svolti direttamente in auto o all’esterno nella zona di pretriage, allestita alle spalle del vecchio pronto soccorso dell’Annunziata.
Una situazione al limite, non gradita soprattutto dai tanti che ogni giorno la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila convoca per fare il primo tampone e che lamentano mancanza di privacy su una vicenda così delicata.
«Questa pandemia ci ha sconvolto la vita», racconta un uomo in coda da 20 minuti, «ma ora, vedersi trattati in questa maniera, è davvero troppo. Siamo in una zona piccola dove ci si conosce tutti e dove basta un niente per essere additati come positivi».
La gran parte delle persone che si reca in ospedale per il tampone è quella tracciata dalla Asl tra i contatti di persone positive, ma non hanno in automatico contratto il Covid.
«Mi è bastato stare qui dieci minuti per ricevere tre telefonate di persone che mi chiedevano come stessi dopo avermi visto in coda fuori dall’ospedale e altre due che me lo chiedevano a piedi, dopo essere passate di qua», aggiunge l’uomo, «ma i nostri diritti e la nostra privacy non esistono? Andrebbero tutelati diversamente e la direzione della Asl dovrebbe intervenire».
Un interrogativo stampato anche sui volti delle persone che si vedono in fila davanti all’ospedale, chi con occhiali scuri e cappello per proteggere la propria identità e chi resta a testa bassa per proteggersi da sguardi indiscreti.
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