E scoppia la polemica anche sul fascista Serena

Accuse da Sinistra Italiana e Prc: «Nulla sul turismo, c’è solo visibilità politica» D’Angelo replica: il gerarca un innovatore e ha preso le distanze dalla guerra
L’AQUILA. Scoppia il caso Adelchi Serena. La scelta di far ruotare intorno alla figura del gerarca fascista la Festa della Montagna, in programma dal 4 al 6 ottobre, ha suscitato un vespaio di polemiche. Per la segreteria aquilana di Rifondazione comunista «il sindaco, Biondi, non finisce mai di stupire», mentre il circolo di Sinistra Italiana parla di «Festival della montagna cancellato».
Ma il consigliere Daniele D'Angelo, che aveva parlato di «turismo storico sul Gran Sasso» accostandolo a Predappio, non ci sta: «Questa città ha la grande presunzione di essere solo contemporanea. Sul Festival della Montagna probabilmente a qualcuno è sfuggito un particolare», scrive D’Angelo in una nota, «il Comitato organizzatore ha invitato a illustrare “L'operazione Quercia” il professor Walter Cavalieri, non certo politicamente vicino all'attuale amministrazione che, nel 2010, scrisse un libro su “Adelchi Serena, il gerarca dimenticato”, sdoganato dal disonore del periodo fascista. Serena ha avuto un merito: aver modernizzato la città. Senza dimenticare che fu uno dei più importanti oppositori all’entrata in guerra dell’Italia e all’alleanza con la Germania. Se la vogliamo dire tutta, non aderì nemmeno alla Repubblica sociale. E non credo che sia nemmeno un caso», prosegue D'Angelo nella nota, «che, dopo la guerra, sia stato assolto nel processo che lo interessò. L'operazione Quercia fu uno degli eventi storici di rilievo dopo la caduta del fascismo, che accadde sulle nostre montagne. Questa città ha una storia che parte dalla metà del 1200 e arriva sino a noi, ma ha anche la grande presunzione di essere solo contemporanea. Ritengo puerile tacciare questa amministrazione di retorica fascista». Il Prc, invece, sempre in una nota, sostiene che «in perfetta tenuta nera, il sindaco Biondi e i relatori hanno presentato un programma incompleto, dal quale non traspaiono elementi di cultura della montagna, quanto piuttosto, tra riferimenti a Predappio e all’Operazione Quercia, malcelati intenti clientelari e di recupero di personaggi politici ormai consunti». Sinistra Italiana parla di «Festival cancellato e di un programma che non approfondisce le tematiche dell'ambiente, dei turismi e delle aree protette, ma da solo visibilità all’area politica di Biondi. Rileviamo anche l’atteggiamento del sindaco che accusa gli organizzatori del Festival degli Incontri di non ispirarsi a criteri pluralisti e, poi, imbottisce la Festa della Montagna di fascisti vecchi e nuovi. A proposito di montagna e Collebrincioni, vogliamo ricordare a Biondi e a D’Angelo che i Nove Martiri non sono caduti in un crepaccio, ma sono stati uccisi dai nazisti. Gli stessi che hanno fatto evadere Mussolini».
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