E si apre anche il fronte-moschea: primi no

Dopo la richiesta di un’associazione insorge Malafoglia (Fratelli d’Italia): «Regole e legalità»
L’AQUILA. «Nessun nuovo centro islamico all’Aquila se non sono garantite regole e legalità».
È quanto dichiara Michele Malafoglia, portavoce cittadino di Fratelli d’Italia, in riferimento all’istanza presentata al Comune da parte di associazioni islamiche per la realizzazione di una moschea in sostituzione di quella ritenuta non idonea nella frazione di Bazzano. «La costruzione di una nuova moschea all’Aquila non può essere avviata senza aver ascoltato la popolazione e ottenuto il consenso e senza opportune garanzie che sarà solo un luogo di culto».
«C’è un evidente problema, in atto, di diffusione di dottrine fondamentaliste nella nostra società che è preoccupante», prosegue Malafoglia, «sicuramente non sarà il caso aquilano. Ma la storia recente del nostro Paese purtroppo ci parla di predicatori di odio che, senza alcuna morale, hanno utilizzato i sermoni e il titolo di imam per veicolare propagande e fomentare rivolte». «Le cosiddette «associazioni di promozione sociale sono divenute il lasciapassare per collocare luoghi di culto anche laddove la destinazione d’uso degli immobili non lo consentirebbe. Chiediamo quindi che si attivino i controlli degli statuti delle associazioni di promozione sociale e che questi siano conformi alla legge, ma soprattutto che si vigili sulla coerenza delle attività che si svolgono dentro queste strutture rispetto alle norme urbanistiche».
La richiesta, in particolare, era stata fatta dal macedone Aljii Mirsadin, il quale ribadisce le buone intenzioni. «Siamo coscienti», dice, «che qualcuno potrebbe non vedere di buon occhio questa nostra richiesta e il problema è sempre lo stesso: il pregiudizio verso una cultura ancora poco conosciuta e che si tende ad accostare a radicalismi che di islamico non hanno nulla. Bisogna insegnare ai figli a non temere cosa non si conosce, a non avere paura di persone con un’altra fede, solo così si potrà finalmente parlare di una vera integrazione. Io sono all’Aquila da 30 anni, come del resto molti miei connazionali, ho il passaporto dal 2005 e lavoro qui dal 1990, perché non dovrebbe essere accettata la nostra istanza?».
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