E Simone invoca l’aiuto della città

L’avvocato propone di salvare gli uffici con il sostegno di enti e associazioni
AVEZZANO. «Se la politica avesse agito secondo criteri di razionalità, nel porre mano alla riforma», riflette l’avvocato Renato Simone (nella foto), noto civilista avezzanese, «si sarebbe resa conto che sopprimere il tribunale di Avezzano sarebbe stata una follia». Ed elenca i motivi per cui il tribunale va mantenuto: ampiezza del bacino di utenza, numero di abitanti, carichi di lavoro, difficoltà di spostamento all’interno di un territorio montuoso. «Ma i soloni ministeriali», rileva il legale, «trovano comodo scaricare sul popolo i costi economici e sociali della riforma». A questo punto, secondo Simone, non si intravede altra scelta che quella di puntare a «conservare il tribunale mediante il sostegno economico degli enti, delle associazioni e della cittadinanza». Se no, come soluzione estrema, non resta che «l’accorpamento con Sulmona. Meglio così che perdere completamente l’identità, finendo fagocitati da altre strutture giudiziarie notoriamente assai più piccole e meno importanti: tale è in realtà L’Aquila, ora che, destinata a scomparire la Provincia, non dovrebbe valere più l’argomento, secondo cui, il capoluogo di quest’ultima è il solo ad avere diritto alla sede unica del tribunale. Se cade questo presupposto, tutto potrebbe essere rimesso in gioco». (n.m.)
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