E sul Gran Sasso c’erano i visoni

8 Ottobre 2019

Ripopolamento faunistico e rimboschimento agli albori della stazione invernale

A marzo 2011, dopo una ricerca storica, Maurilio Di Giangregorio dava alle stampe il volume “Campo Imperatore: storia di una stazione invernale”. Il libro, mai presentato in eventi pubblici, è una testimonianza notevole, perché basata sulla documentazione dell’Archivio di Stato dell’Aquila, che conserva gli elaborati progettuali originali. Ecco il capitolo “L’ipotesi di sviluppo di Campo Imperatore”.

La costruzione della funivia del Gran Sasso e l’ipotesi di sviluppo della montagna di Campo Imperatore fu una delle grandi opere ideate in pieno periodo fascista dal podestà Adelchi Serena. Per la progettazione e realizzazione di questa grandiosa opera di ingegneria civile, ci si avvalse nel 1931 della S. A. Ceretti & Tànfani di Milano Bovisa, una delle società con progettisti, tecnici, maestranze e tecnologie italiane all’avanguardia in Europa per la realizzazione di impianti di risalita a fune in quell’epoca. L’opera fu portata a termine dal successore di Serena, podestà Giovanni Centi Colella. Da Roma gli aiuti economici e contributi arrivavano dietro interessamento di Serena e del ministro dell’Agricoltura, suo testimone di nozze, Giacomo Acerbo.
CENTRO TURISTICO. Per la gestione, l’amministrazione comunale creò il Centro Turistico del Gran Sasso, sua diretta emanazione, al quale fu affidato anche la gestione tecnica, su parere vincolante del Dopolavoro Ferroviario di Roma. A distanza di 76 anni (la funivia fu inaugurata nel settembre del 1934), le amministrazioni comunali che si sono avvicendate non sono state in grado di mantenere e gestire al meglio l’opera. Lo sviluppo turistico di Campo Imperatore è al palo. Dopo il sisma 2009, lo Stato ha erogato un contributo consistente, al fine di realizzare la manutenzione e consentire il funzionamento dell’impianto fermo dal 25 aprile 2010. I lavori furono affidati alla Società Agudio spa di Torino; gloriosa società fondata nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, dall’ingegnere Tommaso Agudio, ancora oggi leader nel settore funiviario.
LA FUNIVIA. Su incarico del podestà Serena, nel 1931 l’ingegnere Mario Bafile si recò «nell’Italia settentrionale permanendovi dal 28 aprile al 7 maggio per visitare gli impianti di alcune funivie, allo scopo di accertare quale sistema sia da preferirsi per l’impianto della funivia Aquila-Gran Sasso d’Italia». Insieme all’ingegnere Bafile, si recarono al Colle del Sestriere anche il vice podestà Centi Colella, e il segretario comunale Paolo Gianfelice: «Il nucleo turistico può limitarsi in un primo tempo alla costruzione di un albergo alla stazione di arrivo e di un’autorimessa alla stazione di partenza: il primo capace di ospitare 200 persone e la rimessa della capacità di 50 autovetture, oltre i relativi servizi». Si decise di incaricare della redazione del progetto dell’albergo l’ingegnere Vittorio Bonadè-Bottino, compilatore del progetto dell’albergo Torre Sestriere, e l’ingegnere Mario Bafile «che da tempo persegue lo studio delle Organizzazioni Turistiche della montagna», di quello dell’autorimessa della Funivia. Il progetto esecutivo venne redatto il 10 luglio 1931. Il 20 settembre 1931 fu stipulato il contratto. Iniziarono così i lavori di realizzazione dell’impianto della funivia per il trasporto di persone da Fonte Cerreto a Campo Imperatore, in località Fontari, occupando un terreno di proprietà del marchese Alfonso Dragonetti de Torres.
RIMBOSCHIMENTO. All’inizio del 1933 il podestà dell’Aquila decise di rimboschire la zona di Campo Imperatore, allo scopo di rendere più confortevole il soggiorno dei turisti che si recavano su con la funivia. L’incarico di provvedere all’acquisto delle piante fu dato all’ingegnere Bafile, direttore lavori delle opere murarie della funivia. Il 21 marzo 1933 l’ingegnere contattò un vivaio di Pistoia, ditta Capecchi & Figli, ordinando un primo quantitativo di piante: Carpinus Betulus, Robinia Pjramidalis, Robinia Umbraculifera, Taurix Gallica, Ligustrum sinensis.
RIPOPOLAMENTO FAUNISTICO. Dopo il tentativo di rimboschimento di Campo Imperatore, nel 1934 l’amministrazione prese l’iniziativa di procedere al ripopolamento faunistico dell’area vicino all’Albergo. Si stabilì di allevare animali da pelliccia quali la pecora Karakul, la volpe argentata e il visone, nonché la ricostituzione del patrimonio faunistico mediante l’introduzione del Camoscio delle Alpi.
LA CHIESA. L’ingegnere Emilio Tomassi così scriveva nella sua relazione di progetto: «Subito dopo l’inaugurazione della Funivia con la grande affluenza dei turisti specialmente nei giorni domenicali e festivi, si è sentita la necessità di costruire una chiesa, sia pure di modesta mole, per l’esercizio del culto religioso in quel Centro Turistico. Tanto, che per tutta la passata stagione invernale ogni qualvolta si sono dovute celebrare le sacre funzioni si è dovuto adattare e utilizzare il locale terraneo della “taverna” dell’Albergo. Per questo motivo, la Curia diocesana di Aquila e l’amministrazione comunale hanno deciso d’accordo la costruzione di una piccola chiesa a Campo Imperatore dedicata alla Madonna della Neve dando incarico al sottoscritto ingegnere per la redazione del progetto esecutivo. L’aver dotato il Centro Turistico di una chiesa significherà oltre ad aver fatta opera altamente meritoria dal punto di vista religioso, avere molto migliorata l’attrezzatura del Centro stesso, che possiederà un’attrattiva di più per il richiamo delle correnti turistiche. Il turismo difatti può essere di varie specie: sportivo, artistico e religioso; la creazione di una chiesa, a 2.200 metri, tra le più alte d’Europa, al cospetto delle vette superbe e immacolate, richiamerà senz’altro dalle regioni vicine e lontane i pellegrinaggi dei fedeli, così come oggi l’attrezzatura sportiva di Aquila e del Gran Sasso e le bellezze artistiche e panoramiche della Città richiamano le folle degli sportivi degli amatori dell’arte. Alle manifestazioni sportive e artistiche si aggiungeranno quelle religiose; e mentre da una parte verrà compiuto un nuovo atto per innalzare la Fede di Cristo, dall’altro si darà una nuova opera in guisa tale che l’economia turistica del Centro del Gran Sasso, e dell’Aquila Città, ne sarà costantemente alimentata e sempre più incrementata».
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