E sull’elettrodotto è battaglia Simone: «Cavi da interrare»

AVEZZANO. Monta la polemica contro il possibile arrivo dell’elettrodotto nella zona nord della città. Il pericolo sembrava scongiurato ma dopo sette anni di silenzi Rete Ferroviaria Italiana ha...
AVEZZANO. Monta la polemica contro il possibile arrivo dell’elettrodotto nella zona nord della città. Il pericolo sembrava scongiurato ma dopo sette anni di silenzi Rete Ferroviaria Italiana ha deciso trascinare in tribunale 150 avezzanesi che si oppongono all’arrivo dei tralicci. L’udienza è fissata per il 12 dicembre.
Rfi chiede al tribunale di rendere inefficace o di revocare l’ordinanza che aveva impedito la realizzazione della variante all’elettrodotto a 66 Kv Roma Prenestina-Sagittario.
«Dubito che l’azione giudiziaria possa avere qualche prospettiva di accoglimento», spiega l’avvocato Renato Simone, che già all’epoca si era battuto contro l’elettrodotto, «Rfi pretende di rivangare a scoppio ritardato questioni definite incontestabilmente da oltre 7 anni. L’ordinanza collegiale del tribunale del 18 giugno 2010 ha disposto l’interramento dell’impianto, con indubbia soddisfazione di tutti i cittadini coinvolti nella vicenda. Ma ciò non è ammissibile già in via di principio, visto che trattandosi di un processo di merito non è possibile sostenere ora che possa essere revocata, impiantando un nuovo e diverso processo. Oltretutto, e tenendo in disparte il principio della cosiddetta ultrattività di questa ordinanza del tribunale del 2010, non si vede logicamente come Rfi da una parte sostenga che il giudice ordinario è carente di giurisdizione a favore di quello amministrativo, ovvero del Tar; e dall’altro lato, allo stesso tempo, si rivolga proprio al medesimo tribunale per chiedergli di tornare sui suoi passi. Infine, non è superfluo evidenziare che anche il Tar Abruzzo, da parte sua», continua Simone, «si è già pronunciato sul caso con la sentenza del 23 maggio 2013 che ha dato torto a Rfi: questa ha bensì fatto appello al Consiglio di Stato, il quale però deva ancora pronunciarsi. Anche per tale motivo non pare che si possa mettere il carro davanti ai buoi». (r.rs.)
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