Ecco i primi 431 rifugiati afgani: scatta l’operazione accoglienza

27 Agosto 2021

Arrivati su 11 bus nell’Interporto di Avezzano, ci sono tanti bambini. Qualcuno senza scarpe e valigie Tamponi negativi, trasferimenti dopo una settimana di quarantena. Area presidiata nelle 24 ore 

AVEZZANO. Non ci sono valigie da scaricare. Quel poco che qualcuno è riuscito a raccattare in tutta fretta è custodito gelosamente in zainetti e buste di plastica. Qualcuno è scappato senza scarpe. Il bagaglio più pesante da portare è quello dei ricordi. Il ricordo di un tetto sulla testa. Il ricordo di un volto caro. Il ricordo di una vita cambiata per sempre a migliaia e migliaia di chilometri da casa. Sui volti ancora la paura di non riuscire a scappare, la stanchezza dei giorni di fuga, la tristezza per aver lasciato qualcuno indietro e la speranza per un nuovo inizio. Sono arrivati ieri alle 19.20 all’Interporto di Avezzano i primi 261 profughi afgani atterrati a Fiumicino a bordo dei voli della speranza che fanno rotta dalla Kabul caduta in mano ai talebani fino a Roma, grazie al ponte aereo italiano. Sono arrivati su 7 bus di carabinieri e Guardia di finanza dopo un viaggio di due ore. Nella notte altri 170 rifugiati sono stati trasferiti su quattro mezzi dell’Esercito, facendo salire a 431 il numero degli ospiti. Il Centro merci della Marsica, ora trasformato in punto di prima accoglienza, accoglierà fino a 2mila persone in fuga dall’Afghanistan, come specificato dalla Croce rossa.
I trenta nuclei familiari arrivati in serata hanno occupato il primo campo base. Mentre gli instancabili volontari della Croce rossa continuano a montare altre tende, ognuna delle quali assegnata a una famiglia. Ogni campo conta tra i 200 e i 250 posti. È stata già montata anche una struttura più grande, la cosiddetta tenda sociale, che ospita la mensa e le altre attività comuni.
A Fiumicino i profughi sono stati identificati, visitati e sottoposti al tampone Covid. Tutto è stato scrupolosamente annotato su una cartella clinica che accompagna ognuno di loro. I rifugiati sono tutti negativi al test per il coronavirus, ma secondo il protocollo sanitario dovranno rispettare una quarantena di sette giorni. Solo al termine del periodo di isolamento potranno lasciare il centro di accoglienza avezzanese alla volta di altre strutture sia in Abruzzo che fuori regione, man mano che la rete di accoglienza nazionale avrà nuovi posti disponibili per gestire la grande emergenza umanitaria. Ad Avezzano hanno trovato un letto, un pasto caldo, la possibilità di fare una doccia, uniti a un pizzico di tranquillità. Oltre a un cordone delle forze dell’ordine, ad accoglierli c’erano i volontari della Croce rossa. Fondamentale in questa fase anche la figura dei mediatori culturali che li informano e soprattutto li rassicurano cercando di abbattere le difficoltà di comunicazione in un Paese straniero. Anche se a tanti, qui nella Marsica, è bastato uno sguardo per sentirsi al sicuro.
Nella maxi operazione di accoglienza voluta da ministero dell’Interno e Dipartimento di protezione civile, l’Interporto di Avezzano farà da centro temporaneo di ristoro e smistamento per decongestionare l’aeroporto di Fiumicino. I profughi afgani saranno ristorati, dotati dei beni di prima necessità e, al termine della quarantena, trasferiti nei centri di accoglienza. L’Interporto gestito dalla Croce rossa sarà presidiato nell’arco delle 24 da carabinieri e polizia. Ieri il capitano dei carabinieri Bruno Tarantini ha più volte compiuto sopralluoghi per accertare le condizioni di sicurezza della struttura. Anche ieri mattina la prefettura dell’Aquila ha convocato il Comitato provinciale di ordine e sicurezza. Intanto nel caos dell'aeroporto di Kabul continua la corsa contro il tempo per portare in salvo i civili che stanno scappando dall’Afghanistan. Ad aprire la crisi la ritirata delle truppe americane ordinata nei giorni scorsi dal presidente degli Stati Uniti d’America. Operazione Aquila Omnia, questo il nome dell’azione militare italiana, per portare in salvo soprattutto i civili che hanno collaborato con gli occidentali e ora etichettati come “traditori” e per questo primo bersaglio di talebani che stanno bussando casa per casa con in mano la lista nera.
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