Ecco il forno sociale, profumi di pane e di vita

Come ai vecchi tempi. L’iniziativa della chef Tellone a Villa San Sebastiano diventa un caso nazionale
TAGLIACOZZO. Un tempo i forni a legna, conosciuti anche come forni sociali, erano ampiamente diffusi e la produzione del pane assumeva l’aspetto di un rito collettivo al quale partecipava gran parte della comunità. Il forno diventava così un posto di ritrovo, un ambiente in cui socializzare. Nell’attesa che il pane venisse sfornato, infatti, le nostre nonne chiacchieravano, raccontavano le loro vicissitudini, cantavano canzoni popolari. Erano le depositarie di una secolare cultura contadina basata sulla solidarietà, il rispetto, la condivisione. Cultura e valori che di lì a poco la società dei consumi avrebbe spazzato via. Oggi, nell’era della globalizzazione, si avverte sempre più l’esigenza di un recupero di quella cultura e di quei valori.
A balzare all’attenzione nazionale è una giovane chef, Lucia Tellone, di Villa San Sebastiano, frazione di Tagliacozzo. Due anni fa, a causa della pandemia, uno dei ristoranti più rinomati di Messina, dove Lucia prestava servizio, si è visto costretto a chiudere provvisoriamente. La giovane è così tornata a Villa San Sebastiano. Qui, in attesa di tornare in Sicilia, ha pensato di ripristinare il forno sociale di Villa Nuova. L’iniziativa è apparsa degna di attenzione. Tempo fa, avvicinata dal Centro, Lucia si era detta sicura che tante persone del circondario sarebbero venute a Villa a infornare il pane. Altro che circondario. Oggi non solo la contattano da tutto l’Abruzzo per chiederle se e quando possono usufruire del forno, ma da tutta Italia le chiedono consigli su come avviare un’analoga attività. Di lei hanno parlato il Gambero Rosso e alcune televisioni nazionali. «In questi giorni», rivela Lucia, «una giovane pasticciera di Milano e un’impiegata del Veneto mi hanno confidato per telefono che si sono licenziate perché intendono intraprendere la mia stessa attività». Il processo di produzione del pane inizia il venerdì pomeriggio con la consegna alle persone interessate, da parte della Tellone, del lievito madre. L’indomani si ritorna e, a partire dalle 11, si inforna il pane. Il tempo di cottura varia da 40 minuti a un’ora. In quel lasso di tempo si fa merenda tutti insieme con la pizza infornata in precedenza. Alla fine vengono infornati i dolci. La sera si lasciano, senza metterli a mollo, i legumi (fagioli, ceci lenticchie), i quali anche se il forno è spento, con il calore, durante la notte, si cuociono. Così la mattina ciascuno può andare a ritirare la propria pentola.
«Il forno», spiega la Tellone, «è aperto a tutti. Chiunque l’utilizza non paga un centesimo. Contribuisce solo portando qualche ciocco o fascina per accendere il fuoco. Non si tratta solo di risparmiare e di tornare ai vecchi sapori, ma anche di tutelare l’ambiente, riducendo l’uso dei contenitori di plastica e il consumo di carburante per il trasporto». Da questa attività la Tellone non trae alcun guadagno. Nel frattempo, sono state coinvolte anche le scuole: Il progetto mira a far conoscere agli alunni le varie fasi del processo di panificazione.
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