Ecco il progetto del parco della memoria

Dedicato alle 309 vittime del sisma del 6 aprile 2009. Il consigliere Vittorini: doveva essere realizzato molto prima
L’AQUILA. È un percorso articolato in tre fasi, quello della realizzazione del Parco della Memoria, nell’area dell’attuale piazzale Paoli, in ricordo delle vittime del terremoto. Nella visione dei giovani progettisti teatini, primi classificati nel concorso di idee bandito per “immaginare” l’opera, c’è una sorta di continuum con la parte della villa comunale che fronteggia l’Emiciclo e il monumento ai Caduti. Poi, a scendere, i tre livelli del progetto. Si parte da una platea introduttiva che mantiene una buona fascia di verde; si scende poi nella quota intermedia che sarà chiamata "Piazza 6 Aprile" e, infine, si arriva nella piazza commemorativa, con al centro una fontana monumentale. L’area si estende per 7.800 metri quadrati. A illustrare il progetto il sindaco Massimo Cialente e i due giovani professionisti che l’hanno redatto, Manfredo Gaeta e Annalisa Di Luzio. «Nella piazza commemorativa, dove saranno sistemate le targhe con i nomi delle vittime», ha spiegato l’ingegner Gaeta, «troverà posto una grande fontana monumentale. Sotto il pelo dell’acqua correranno delle radici che rappresentano le radici della città, e che andranno a convergere verso il punto dove un sorgerà un obelisco, elemento che idealmente collega la terra con il cielo». Sarà un luogo, hanno sottolineato i progettisti, che collega due spazi dedicati al raccoglimento, grazie anche al giardino secco che nella cultura orientale richiama all’acqua, al mare, alla vita dell’uomo. Per sottolineare ancora di più il dialogo ideale con l’area dell’Emiciclo, ha anticipato il sindaco, sarà pedonalizzata via Jacobucci. «Il Comune», ha aggiunto il primo cittadino «ha stanziato 700mila euro per l’intervento, ai quali si aggiungono gli 85mila euro raccolti da Oscar Farinetti. Abbiamo copertura finanziaria, c’è solo da dare formalmente l’incarico per il progetto esecutivo. Spero poi che potremo procedere all’affidamento della gara». Cialente ha lanciato un appello ai cittadini per raccogliere il denaro necessario alla realizzazione dell’opera, in base alle disponibilità di ognuno. «Posto che il Comune dispone di tutta la somma», ha detto, «sarebbe un atto di affetto che nasce dalla partecipazione di tutti i cittadini. Io la trovo un’idea suggestiva. Anche il bambino con 50 centesimi diventerebbe un fatto importante». In aula, tantissimi familiari delle vittime del terremoto. Tra loro anche Vincenzo Vittorini, che ha preso la parola non in qualità di consigliere comunale, ma come un cittadino che nel sisma del 2009 ha perso la moglie e la figlia. «Innanzitutto grazie ai ragazzi che hanno elaborato il progetto, che è bellissimo, però la riflessione verso la città va fatta e va fatta stasera. Vorrei ricordare a me stesso, e a tutti noi», ha detto, «che la realizzazione del simbolo è tale se c’è tempistica adeguata, e se parte da una comunità di cui l’istituzione, e non c’è alcuna polemica, è la massima rappresentanza. Tra un mese e mezzo saranno passati 7 anni dal sisma. Ritengo che non ci siamo con la tempistica. Il simbolo è tale, se viene chiesto da tutta comunità, non da chi ha patito il danno. La richiesta è partita non dalla città, ma dai familiari delle vittime. Tante cose potevano essere fatte a costo zero per ricordare i nostri figli e quei figli che altri genitori avevano affidato a questa città. C’era bisogno di un segno, subito, un luogo che poi poteva essere migliorato». Il sindaco ha risposto che «c’è voluto tempo perché non avevamo la certezza delle risorse. Abbiamo avuto un ricorso persino sul concorso di idee da parte del secondo arrivato. Stiamo vedendo col dirigente di settore la forma adeguata per raccogliere questo contributo da parte della città, ma è importante che la città si sia mossa».
Angela Baglioni
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