Ecco la Festa dell’elogio, l’anti-Sant’Agnese
Originale controproposta dell’avvocato Racano raccoglie consensi: «Parliamo bene degli altri»
L’AQUILA. “La festa dell’elogio”, ovvero parlare bene alle spalle delle persone per...sconfiggere Sant’Agnese.
È la curiosa provocazione che in queste ore sta circolando sui social network. L’iniziativa è nata dall’intuizione dell’avvocato aquilano Gianluca Racano, che ha pubblicato un invito su Facebook: «Parlar bene alle spalle delle persone... e abolire “Sant’Agnese”». L’invito ha già ricevuto centinaia di adesioni. «L’anno prossimo faremo una festa vera, non virtuale», conferma l’avvocato Racano. Nell’invito si specifica che da quest’anno, il 21 gennaio ci si dovrà concentrare «a parlare bene alle spalle delle persone» per abolire la festa della malelingue che si celebra proprio quel giorno.
«Tutti i cittadini che partecipanti», si legge sulla bacheca dell’evento, «potranno pubblicare sul proprio social di riferimento tre link, frasi o opere dei propri aquilani preferiti, accompagnando la pubblicazione con una breve frase di elogio». Al termine della giornata, i partecipanti alla “festa dell’elogio” potranno andare a cena fuori con gli amici, «evitando, però, le cariche onorarie ed elettive».
«L’idea era nata addirittura prima del terremoto», spiega l’avvocato Racano, «dopo una chiacchierata tra amici nel lontano 2008. Quest’anno abbiamo deciso di farla diventare una cosa virale. Noi ci crediamo abbastanza, siamo nell’epoca dei social, e siamo convinti che la maldicenza sia un vizio e non una virtù di cui andare fieri. La “benedicenza” dovrebbe essere la nostra chiave di sviluppo. Io ho vissuto la città negli anni ’70 e ’80, e già all’epoca ero convinto che quello spirito maldicente che anche oggi possiamo riepilogare con la frase “esso quissu”, sia stato una specie di tappo per la città».
Per fortuna, spiega Racano, «sono convinto che le generazioni di oggi siano diverse. La maldicenza è un vizio che vive su due piani, uno privato, “esso quissu”, e uno pubblico nei confronti del resto del mondo. In questo lo spirito aquilano dovrebbe essere più equilibrato», spiega l’ideatore dell’iniziativa. «L’Aquila è una città come le altre, le cose che abbiamo noi le hanno anche le altre città, e la nostra maldicenza verso il resto del mondo mostrando un nostro ingiustificato orgoglio, a mio avviso mostra invece soltanto la nostra chiusura. Sono convinto che se riuscissimo a riequilibrare questo atteggiamento nei confronti degli altri, potremmo riuscire a diventare, in futuro, una realtà ancora più bella».
Raniero Pizzi
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