Ecco le accuse al capo dei vigili: «Gestiva solo interessi personali»

L’uso quotidiano dell’auto di servizio senza fini istituzionali, le timbrature e le vetture d’epoca Il gip: «Condotta illecita, un vero stile di vita». E tutto parte da una denuncia della sindaca Nazzarro
CARSOLI. È la vigilia di Natale 2019. La sindaca di Carsoli, Velia Nazzarro, si presenta dai carabinieri per sporgere denuncia nei confronti del comandante della polizia locale, il capitano Stefano Zazza. Parte da questa data l’inchiesta che ha portato alla sospensione per otto mesi del capo della municipale, indagato per truffa, peculato e falsità ideologica. Nei confronti del 60enne è stata applicata la misura cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Maria Proia.
fine estate rovente
La denuncia scatta dopo quanto accaduto il 30 agosto 2019. Racconto agli atti dell’inchiesta. Quel giorno la responsabile dell’area Servizi generali del Comune, la dottoressa Marzano, contatta Nazzarro. Ci sono degli alberi da tagliare e la ditta incaricata chiede l’ausilio dei vigili urbani. Ma non ci sono agenti da inviare. E Zazza non si trova, come riportato nell’ordinanza. Eppure quel 30 agosto, così come da verifica dei turni (la sindaca si rivolge all’agente G.B.), Zazza doveva essere in servizio. La dirigente Marzano aggiunge di aver trovato chiusi gli uffici della polizia locale. Zazza aveva effettuato tre timbrature in ingresso (alle ore 14.30, alle 15.42, alle 18.25) e due in uscita (17.30 e 18.25). A seguito dell’episodio la sindaca decide di svolgere ulteriori accertamenti. Ed emergono «gravi mancanze».
QUALI ACCUSE
Gli episodi contestati vanno dal 16 settembre al 9 ottobre 2020. Più un altro in data 14 giugno 2021 (timbrature fittizie, per il gip, con un rientro dalle ferie finalizzato a truffare l’amministrazione). Zazza, per l’accusa, ha ottenuto un complessivo, ingiusto profitto di circa 1.900 euro, con pari danno per il Comune, percependo la retribuzione, scrive il gip Proia, anche per i periodi interessati «dalle fraudolente timbrature, in difetto della correlata prestazione lavorativa». Sempre per l’accusa, il capo dei vigili ha utilizzato auto di servizio («un uso pressoché quotidiano», sostiene l’accusa) per scopi «finalizzati al soddisfacimento di interessi personali». Nel corso dell’indagine, i carabinieri di Tagliacozzo hanno accertato che Zazza è attivamente impegnato nel settore della commercializzazione e dei raduni di auto d’epoca o di interesse storico, la cui attività è gestita dall’associazione sportiva Asd Garage Zazza. L’indagato si occupa in prima persona del restauro di tali mezzi ed è titolare di un’impresa agricola con sede in via Mazzarino a Carsoli. «Alla luce del compendio probatorio acquisito», sottolinea il gip Proia, gli inquirenti «hanno correttamente dedotto che le ricorrenti trasferte in via Roma, le ricorrenti visite presso negozi di ferramenta o rivendite varie, nonché le prolungate soste presso il terreno o i capannoni dietro la sua abitazione di Civita di Oricola, fuori dalla giurisdizione di sua competenza, tutte effettuate durante l’orario di servizio e mediante l’uso di mezzi dell’amministrazione, sono da ritenersi esclusivamente riconducibili alla gestione dei suoi interessi personali e del tutto estranee all’attività lavorativa nella polizia locale».
TELECAMERE E GPS
Le indagini si sono avvalse di telecamere – piazzate nel municipio di Carsoli – e di un sistema satellitare su una Fiat Panda della polizia locale.
L’ALTRO INDAGATO
Anche un altro agente della polizia locale, B.A., è indagato, accusato di «artifici e raggiri consistiti nel marcare in molteplici occasioni il badge magnetico in dotazione per attestare la presenza in servizio salvo poi abbandonare il luogo di lavoro».
LO STILE DI VITA
Il gip Proia ha motivato così la sospensione di otto mesi a carico di Zazza: «Contenere la condotta illecita, ponendo fine a quell’abitualità di comportamenti che si sono tradotti in un vero e proprio stile di vita».
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