Ecco le carte che inchiodano il muratore

Le contestazioni della Procura e le contraddizioni del romeno: il movente passionale confermato da un litigio
AVEZZANO. Versioni contrastanti, contraddizioni dell'indagato e un movente passionale, tracce di sangue della vittima portate dall'appartamento all'esterno, in particolare sull'auto incidentata e una consulenza medico-legale che esclude una caduta accidentale. Sono queste le basi di un dettagliato impianto accusatorio prodotto della Procura di Avezzano che inchioderebbero Andrei Feru, il muratore romeno di 52 anni accusato dell'omicidio di Iuliana Catalin Bucatarula, romena, 38 anni, trovata in fin di vita il 5 novembre scorso, in un' abitazione di Colli di Monte Bove, frazione di Carsoli, dove prestava servizio a un anziano come badante.
Le indagini dei carabinieri della caserma di Carsoli, guidata dal maresciallo Umberto Cicone e della compagnia di Tagliacozzo, coordinata dal comandante Silvia Gobbini, ha portato la Procura di Avezzano a stilare quindici punti che compongono la linea accusatoria. Secondo le indagini della Procura, coordinate dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato (nella foto), le lesioni che hanno portato alla morte della donna, cioè una emorragia cerebrale conseguente a frattura cranica, sono riconducibili a una violenta aggressione. Ciò emerge dai sopralluoghi, eseguiti anche dal Ris di Roma, che hanno mostrato tracce ematiche in diversi punti e dalla posizione statica del corpo della donna quando fu soccorsa. Inoltre, l'indagato fu l'ultima persona vista in compagnia della vittima, notato da un testimone mentre accompagnava la ragazza, litigando furiosamente, verso l'abitazione dove la ragazza verrà trovata in fin di vita. Troppe poi le contraddizioni dell'indagato visto che inizialmente ha affermato di aver lasciato la 37enne in strada (circostanza smentita da più persone che hanno riferito che i due si trovavano insieme dopo l’incidente stradale) e successivamente ha ammesso di essere stato in compagnia della donna e di averla accompagnata all'abitazione, ma senza entrarvi. Per quanto riguarda il movente passionale, secondo la Procura, sarebbe confermato da un teste che lo ha visto litigare animatamente con la donna mentre i due si dirigevano verso l'abitazione dove è avvenuto il massacro. Lui non sopportava che lei ricevesse telefonate da un macedone con il quale si sentiva frequentemente. L’indagato, inoltre, ha alle spalle segnalazioni per atteggiamenti e azioni violente nei confronti della moglie, ora in Romania, messi in atto in condizioni di ebbrezza alcolica.
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