Ed è fermo il recupero dell’antica e prestigiosa cattedrale di Forcona

1 Marzo 2023

I ruderi sono all’interno di un potenziale parco archeologico Disatteso l’accordo di programma sottoscritto 23 anni fa

L’AQUILA. Per far partire i lavori di ricostruzione della cattedrale di San Massimo ci sono voluti 14 anni. Ma c’è un’altra cattedrale, a 5 minuti di auto dalla città, completamente e inspiegabilmente dimenticata. Si tratta di quella che fino al 1257 è stata sede della diocesi di Forcona e i cui ruderi sono visibili a Civita di Bagno all’interno di una potenziale area archeologica. La vicenda dell’abbandono dell’antica cattedrale torna di attualità perché il Comune ha pubblicato il bando di gara «per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura relativi alla progettazione definitiva-esecutiva per il consolidamento e recupero di palazzo Oliva a Civita di Bagno».
LA VICENDA
Nel documento preliminare alla progettazione del recupero di palazzo Oliva si trova la storia delle occasioni perse che non hanno consentito di mettere mano alla valorizzazione della vecchia cattedrale e nemmeno alla ricostruzione della chiesa dedicata a San Raniero costruita nel 1934 a fianco dell’edificio.
ANNI SETTANTA
«Le indagini effettuate tra il 1973 e il 1977», si legge nella relazione, «e gli scavi archeologici intrapresi dalla Soprintendenza per i Beni archeologici dal 1994 presso la cattedrale e dal 1995 sulla collina prospicente Villa Oliva, in località Moritola, hanno contribuito ad accertare l’eccezionale importanza archeologica del sito compreso tra la collina, il lago di Civita di Bagno con la villa rinascimentale degli Oliva – che si sovrappone ai resti di un impianto termale di età romana – e la cattedrale di San Massimo in virtù della quale eccezionale importanza la Soprintendenza ha dettato nel 2005 prescrizioni di tutela riferite ad ampie porzioni dell’area in questione».
ANNO 2000
Il 18 luglio del 2000 la Soprintendenza ai Beni artistici e quella archeologica stipularono un accordo di programma col Comune recepito con delibera di consiglio dell’agosto 2000. In base all’accordo la Soprintendenza Baas s’impegnava «con i finanziamenti previsti dall’accordo, a provvedere al restauro di Villa Oliva e della basilica di Forcona e alla riqualificazione ambientale, paesaggistica ed architettonica delle aree limitrofe», mentre la Soprintendenza archeologica avrebbe dovuto provvedere «allo scavo e al restauro delle strutture archeologiche» presenti al piano interrato di Villa Oliva. Insomma, era previsto un vero e proprio parco archeologico. L’accordo restò lettera morta.
ANNO 2019
Nel 2009 arriva il terremoto. Dopo 10 anni da qualche cassetto è rispuntato quell’accordo del 2000. Nel 2019 infatti c’è un passaggio burocratico che poteva ridare vigore al progetto di parco archeologico con la valorizzazione dell’antica cattedrale. Ma il Comune, volendo mettere mano a palazzo Oliva, nel luglio del 2019 scrive alla Soprintendenza per chiedere se «stante il perdurare formale dell’accordo del 2000 voleva confermare l’interesse ad attuarlo o procedere a una sua rimodulazione». Con una risposta sibillina la Soprintendenza mette di fatto una pietra tombale sulla cattedrale di Forcona. Si legge infatti che «essendo venuti meno i presupposti economici su cui l’accordo si basava a oggi non è possibile procederne all’applicazione». In una città in cui arrivano centinaia di milioni (compresi i famosi fondi Restart) non sono state trovate le risorse per un parco archeologico che sarebbe il vanto non di Civita di Bagno ma di tutta la città. Ma forse il problema è che ciò che è fuori le mura non è L’Aquila.
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