Elettrodotto, si paga l’affitto Il Tar dà ragione al Comune

Rocca di Mezzo sostiene che si debba versare il canone di concessione sui terreni La richiesta a Terna dopo la determina della Regione Abruzzo del novembre 2015
ROCCA DI MEZZO. È battaglia legale tra il Comune di Rocca di Mezzo e Terna (Trasmissione elettricità rete nazionale). L’ente locale, in sostanza, chiede alla società il pagamento di un canone di concessione (un affitto) sui terreni di uso civico “attraversati” in quota dai cavi di un elettrodotto.
Il Comune basa la sua richiesta su una determina con la quale la Regione ha disposto «di reintegrare, a favore della collettività di Rocca di Mezzo» alcuni terreni «di natura demaniale civica».
Terna ha fatto ricorso al Tar contro la determina regionale ma i giudici, con una articolata motivazione, lo hanno respinto. A fianco del Comune si è schierata anche l’amministrazione separata beni usi civici di Rovere (Asbuc) che però non si è costituita in giudizio.
Il Tar in via preliminare riepiloga la vicenda e scrive: «Terna ha impugnato la determinazione dirigenziale della Regione Abruzzo del 10 novembre 2015 con la quale si autorizzano il Comune di Rocca di Mezzo e l’Amministrazione separata dei beni di uso civico di Rovere a disporre il mutamento della destinazione d’uso, previa reintegra, delle terre civiche sulle quali insiste un elettrodotto di proprietà di Terna, ai fini della successiva costituzione, in concessione onerosa, della relativa servitù». Terna nel ricorso sostiene di aver «sempre operato per pervenire alla stipula dell’atto di concessione della servitù” ma il Comune – che ha invece chiesto la reintegra dell’uso civico – avrebbe «ostacolato la conclusione dell’accordo di concessione. Inoltre l’elettrodotto, già autorizzato ai sensi della normativa speciale, sovrasta il demanio universale e dunque non ne pregiudica la destinazione a uso civico ed è inoltre un’opera di pubblica utilità. La Regione» continua Terna «avrebbe omesso di considerare che, se il canone concessorio serve a compensare le comunità titolari dell’uso civico della diminuzione del godimento conseguente all’attraversamento di elettrodotti, nondimeno esso soddisfa l’interesse della collettività di Rocca di Mezzo alla regolare e sicura trasmissione dell’energia elettrica; il provvedimento di reintegra sarebbe inoltre irragionevole e sproporzionato perché costringerebbe Terna – che non si è mai sottratta alla stipula del contratto di concessione – a dismettere l’impianto».
Da qui la decisione dei giudici. «Terna» stando alle motivazioni del Tar «non contesta che gli elettrodotti che attraversano le terre civiche oggetto di reintegra furono autorizzati, in via provvisoria, con decreto del presidente della giunta regionale nel 1993 e avrebbero dovuto essere rimossi se nei successivi tre anni non fosse stata rilasciata l’autorizzazione definitiva. Non risultando però dedotto, né provato, che sia intervenuta detta autorizzazione definitiva, deve concludersi che la Regione ha legittimamente e doverosamente disposto la reintegra delle terre occupate, ormai abusivamente, dall’elettrodotto. Il caso in decisione è soggetto alla disciplina regionale secondo la quale alla tutela in via amministrativa dei beni civici, nei casi in cui non sia contestata la loro natura demaniale, provvede il presidente della giunta regionale il quale procede immediatamente a una sommaria istruttoria del fatto denunciato e ordina la reintegra delle terre occupate». Inoltre una recente norma nazionale ha «certamente sottratto alla discrezionalità amministrativa la ponderazione fra la tutela degli usi civici e l’interesse pubblico alla realizzazione delle linee elettriche ma non ha certo legittimato la libera occupazione delle terre civiche con tali infrastrutture. Ne consegue che resta abusiva – doverosamente va repressa con la reintegra – l’occupazione di terre civiche che non abbia titolo in un atto concessorio o di legittimazione».
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