Elezioni annullate, il caso approda al Consiglio di Stato

Rocca di Mezzo, c’è un ricorso per ottenere la sospensiva entro gennaio L’intera vicenda è al vaglio della Procura e della Corte dei Conti
L’AQUILA. Il clamoroso annullamento delle elezioni comunali a Rocca di Mezzo da parte del Tar, con un provvedimento che ha spodestato il sindaco Mauro Di Ciccio, non poteva non avere una coda.
Nel senso che la difesa di Di Ciccio ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato al fine di ottenere la sospensiva di quel provvedimento. Secondo calcoli più o meno verosimili la pronuncia ci potrebbe essere anche entro gennaio ma poi comunque si andrebbe a discutere nel merito. L’annullamento delle elezioni, dopo il ricorso presentato per conto del candidato sindaco sconfitto con uno scarto di 10 voti, Emilio Nusca, ha portato alla nomina immediata di un commissario prefettizio, Franca Santoro, di Avezzano. Nel ricorso, presentato dal legale Carlo Benedetti, si fanno alcune puntualizzazioni come il fatto che ci sarebbe corrispondenza tra le schede scrutinate con quelle autenticate e restituite e quelle date alla prefettura. E poi, tra le altre cose, si sostiene che non ci sono voti contestati da parte di chi ha perso le elezioni. Resta comunque il fatto che i giudici del Tar non hanno esitato ad accogliere la tesi dei legali di Nusca, gli avvocati Roberto Colagrande, Arturo Cancrini, Gianluigi Pellegrino.
Nusca, d’altra parte, ha le idee chiare. «La sentenza del Tar», dice, «è stata abbastanza esplicita e ci ha dato ragione su tutto. Spero che anche nei successivi giudizi queste decisioni vengano confermate. Dispiace, anche per l’interesse del Comune, che si debba andare avanti in questi complessi e lunghi procedimenti».
Va ricordato che, su iniziativa degli stessi giudici del Tribunale amministrativo regionale, gli atti di questa elezione annullata sono stati inviati alla procura della Repubblica dell’Aquila e alla Corte dei Conti.
Tra le violazioni contestate, tutte ancora da verificare, c’è il fatto che sarebbe stato consentito a un’elettrice di votare a casa senza nessun certificato che attestasse la gravissima infermità; ciò avrebbe permesso di esprimere il voto secondo tale modalità.
Sempre secondo sospetti ancora da provare, avrebbero votato in una casa di riposo delle persone lì accolte, in contrasto con la norma che consente «solo ai degenti in ospedali e case di cura di votare nel luogo del ricovero» ma non ai soggetti ricoverati in case di accoglienza e riposo.
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