Elicottero precipitato: tragedia evitata per caso

15 Agosto 2017

L’impatto poteva causare un’esplosione. La Procura apre un fascicolo Il velivolo è stato sequestrato dai carabinieri. Disposta una perizia

L’AQUILA. Anche se la tragedia è stata evitata, ci sarà comunque un’indagine della magistratura sulla vicenda riguardante la caduta dell’elicottero anti-roghi sul Gran Sasso. Infatti i carabinieri della Compagnia dell’Aquila, coordinati dal capitano Francesco Nacca, che si sono avvalsi anche dei vigili del fuoco, hanno già depositato alla procura della Repubblica una mini-informativa sul caso. Il documento, ovviamente, sarà ampliato e corredato presto di altri dati e, soprattutto, di una perizia che ricostruisca l’accaduto. Allegato anche il filmato realizzato da una turista (che trovate su www.ilcentro.it) che testimonia il volteggiare dell’elicottero e la caduta con avvitamento. Si è ipotizzato che, qualora il velivolo, ieri messo sotto sequestro, avesse sbattuto a terra dal lato del serbatoio dopo essere precipitato da circa dieci metri, sarebbe esploso: questo è un aspetto verosimile ma resta confinando a rango di ipotesi e potrà essere confermato solo da una perizia. Più in particolare le indagini chiariranno che cosa non ha funzionato durante la manovra di atterraggio, ma una improvvica e poderosa raffica di vento potrebbe aver fatto perdere il controllo del mezzo aereo. Difficile pensare a un guasto improvviso del motore.
Sarà il sostituto procuratore Fabio Picuti a stabilire il reato per questo fascicolo ancora contro ignoti: si può ipotizzare il reato di lesione colposa. Imminente l’audizione dei tre feriti lievi che erano a bordo dell’elicottero. Si tratta del primo pilota Daniele Cappelletti, romano, il secondo, Riccardo Causin, veneto, e il motorista, Pierluigi Paolini, di Chieti. Un team di esperti, con migliaia di ore di volo all’attivo, e una manovra, quella dell’atterraggio, compiuta chissà quante volte e in condizioni ancora più critiche. Un incidente che ha richiamato alla mente la tragedia dello scorso 25 gennaio, quando un elicottero del 118 si schiantò a Campo Felice.
L’aeromobile, un AB206 DragoVF10 partito da Pescara, dove ha sede il nucleo elicotteristi dei vigili del fuoco, era in fase di atterraggio. A bordo doveva salire anche il direttore delle operazioni di spegnimento (Dos), destinazione Farindola. Qui, dal 5 agosto scorso, i vigili e i volontari della Protezione civile hanno ingaggiato una lotta contro il fuoco, partito da una canalina accesa alla Sagra degli ovini, e che poi si è esteso e trasformato in un rogo di proporzioni gigantesche, riducendo in cenere centinaia e centinaia di ettari di patrimonio protetto. Lo specialista doveva raggiungere il luogo dove erano ripartite le fiamme, situato in una zona impervia, per osservare dall’alto la situazione e capire se ci fossero le condizioni per farvi arrivare uomini e mezzi.
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