Elisoccorso, centro ricerche e simulazione

L’annuncio nel ventennale dall’istituzione del servizio, serata alla memoria delle 6 vittime della tragedia di Campo Felice
L’AQUILA. Il servizio elisoccorso del 118 dell’Aquila ha compiuto 20 anni. Si è passati da una prima fase pionieristica a offrire, oggi, un servizio efficiente e di qualità. E questo soprattutto grazie al lavoro, alla passione, alla competenza e, perché no, al coraggio di chi opera quasi sempre in condizioni difficili in cui anche pochi minuti possono fare la differenza fra la vita e la morte di un paziente.
VENTENNALE. I venti anni dell’elisoccorso sono stati ripercorsi ieri all’auditorium del Parco del Castello nel corso di un evento che non ha avuto nulla di celebrativo o di festaiolo. Il pomeriggio si è snodato su due direttrici: da una parte il racconto di come, nel marzo del 1998, è nato il servizio e dall’altra il ricordo delle sei persone (il medico Valter Bucci, l’infermiere professionale Giuseppe Serpetti, il pilota Gianmarco Zavoli, il tecnico elicotterista Mario Matrella, il tecnico del soccorso alpino Davide De Carolis e lo sciatore romano Ettore Palanca) che, il 24 gennaio del 2017, persero la vita nell’incidente di Campo Felice. Ma non c’è stato solo questo.
PROSPETTIVE. Si è parlato pure di come il servizio può essere migliorato, delle iniziative che stanno nascendo in tal senso e della “totale” assenza di supporto da parte della politica (alla manifestazione era presente solo il vicesindaco Guido Quintino Liris, che è anche un medico ospedaliero). A fare gli onori di casa il responsabile dell’unità operativa complessa di urgenza medica, il dottor Gino Bianchi, che ha promosso l’iniziativa insieme ad altri suoi colleghi fra cui il dottor Pierfrancesco Fusco, che nel suo intervento ha ricordato le vittime di Campo Felice «che hanno dato gloria al nostro servizio, che noi svolgiamo con onore e abnegazione». Hanno portato i saluti, oltre al vicesindaco Liris, il direttore generale della Asl 1, Rinaldo Tordera e il presidente dell’Ordine dei medici Maurizio Ortu. Presenti in sala i parenti di alcune delle vittime della tragedia del 24 gennaio 2017. Il compito di rifare la storia dei 20 anni dell’elisoccorso è toccato al dottor Tullio Pozone che per prima cosa ha ricordato il ruolo fondamentale avuto nel 1998, quando nacque il servizio, dal dottor Enrico Catalucci (che non ha potuto presenziare alla prima parte della manifestazione per un impegno a Roma).
I PIONIERI. Pozone, scavando fra i suoi ricordi personali, ha parlato del primo elicottero utilizzato «che assomigliava a quelli che si vedono nei film sulla guerra del Vietnam». Al di là di un breve corso di formazione organizzato in fretta e furia, chi cominciò a operare sull’elisoccorso – medici, infermieri, uomini del soccorso alpino – avevano tutto da imparare e da scoprire. Fu necessario prendere “confidenza” con il verricello, la corda di acciaio che viene calata per recuperare gli infortunati. Spesso il pilota deve addirittura “fermare” in volo il mezzo per consentire a chi deve “imbracare” il ferito di lavorare al meglio. E in questo è fondamentale il ruolo del soccorso alpino, per il quale è intervenuto Agostino Cittadini. Pozone ha ricordato come anche i medici (per gran parte anestesisti rianimatori) hanno dovuto fare i conti con problematiche mai affrontate prima: «Un conto è stare in una sala operatoria, un altro conto è stare in mezzo a una strada o in alta montagna, con uno o più feriti, spesso gravissimi, sui quali intervenire», ha detto. Il medico ha anche sottolineato come tutti coloro che sono saliti sull’elisoccorso, proprio a causa delle problematiche logistiche e sanitarie che si sono trovati di fronte, hanno acquisito esperienze che hanno portato a migliorare sempre più la qualità delle prestazioni. Gli elicotteri sui quali all’inizio non c’era quasi nulla di sanitario ora sono attrezzatissimi, i medici e gli infermieri che prima si portavano appresso borsoni pesantissimi con tutto ciò che si pensava fosse necessario, man mano li hanno alleggeriti mettendo solo le cose veramente utili. Tutto bene dunque? Non proprio.
LE SPINE. Il personale del 118 (e i piloti) ce la mettono tutta, ma l’organizzazione complessiva ha ancora grosse falle. Mancano, per esempio, le piazzole di atterraggio, ogni comune medio-grande ne dovrebbe avere una. Spesso gli elicotteri devono atterrare nel fango, in assenza di zone attrezzate non è possibile il volo notturno. Ma ci sono altre questioni da affrontare.
LA POLITICA. A mettere il dito nella piaga il professor Franco Marinangeli, presidente della scuola di specializzazione in anestesia, rianimazione e terapia intensiva dell’Università dell’Aquila. Marinangeli non ha risparmiato attacchi alla politica: «L’emergenza e il primo soccorso meriterebbero la massima attenzione da parte di chi ha delle responsabilità», ha detto. «È lì che il cittadino misura l’efficienza della sanità, invece spesso le nostre proposte e sollecitazioni finiscono nei cassetti e lì restano». Marinangeli ha però dato due notizie: la prima è che all’Aquila potrebbe presto nascere, grazie a un finanziamento Finmeccanica-Leonardo, un centro ricerche sull’elisoccorso (che servirà anche a fornire soluzioni medico-progettuali sull’allestimento degli elicotteri). La seconda è che il 24 gennaio 2019, secondo anniversario dell’incidente di Campo Felice, sarà inaugurato un centro di simulazione che avrà il nome (la sigla) dell’elicottero caduto. Per Marinangeli, insomma, non bastano la professionalità e la buona volontà di chi opera, ma serve formazione e un sistema che sia in grado di “colloquiare” per fornire il top dell’efficienza per l’utenza e il massimo di sicurezza per tutti coloro che fanno parte del servizio. La serata si è conclusa con un concerto dell’orchestra da Camera aquilana del maestro Carmine Gaudieri.
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