Emergenza case popolari Ranalli: «Via gli abusivi»

Sulmona, 170 domande e nessun alloggio disponibile. Ranalli: «Avviate verifiche» Si punta anche sul contratto di quartiere e al recupero di abitazioni dismesse
SULMONA. Lotta all’abusivismo, recupero degli alloggi dismessi e nuove costruzioni. Il sindaco di Sulmona, Peppino Ranalli, avvia il cambio di passo per le case popolari cittadine, dopo l’ultimo bando da 170 domande senza nemmeno un alloggio libero. In città, infatti, è più che triplicato il numero delle persone che ha bisogno di una casa dove vivere. Le richieste di case popolari, per le quali il reddito convenzionale non deve superare i 12.923 euro l’anno, arrivano soprattutto da giovani coppie, stranieri e famiglie con posti di lavoro persi. Ed è proprio a causa della mancanza di lavoro che il numero delle persone che aspetta una casa popolare continua a salire.
«Abbiamo avviato una verifica assieme all’Ater» spiega il sindaco «per risolvere l’emergenza abitativa in città. Si tratta di un’azione tendente al recupero degli alloggi dismessi, alla valorizzazione del patrimonio Ater e alla ricerca di finanziamenti necessari per impostare una politica abitativa sul territorio».
Il sindaco si riferisce a Palazzo Sardi, al complesso di via Angeletti sgomberato dal sisma del 2009 e all’area artigianale ex Scipione.
«Da queste strutture si dovrà recuperare una serie di alloggi» aggiunge Ranalli «in più, dalla relazione che hanno stilato dall’ufficio casa e consegnato al segretario generale definiremo in giunta un nuovo regolamento per le case parcheggio e indiremo un nuovo bando». Attualmente a Sulmona sono 230 le case popolari: 150 quelle di proprietà dell’Ater e 80 quelle parcheggio (concesse solo per situazioni di emergenza abitativa e massimo per due anni). Anche se i tempi vengono quasi sempre sforati, per via delle persone che non lasciano gli alloggi in mancanza di alternative. In passato il Comune è stato costretto a ricorrere a sanatoria, trasformando i contratti di affitto a termine a locazioni a tempo indeterminato. La gran parte delle situazioni di abusivismo, dunque, si registra proprio qui. Anche se nel resto delle case popolari la situazione non è più rosea, con occupazioni abusive scattate in più occasioni e per cui sono in corso procedimenti giudiziari. Per questo i titolari di case popolari evitano di lasciare i loro alloggi senza nessuno in casa per paura che qualcuno sfondi le porte e le occupi. Un’ulteriore boccata di ossigeno dovrà arrivare – secondo il sindaco – dai nuovi alloggi del contratto di quartiere.
«Si tratta di 64 nuovi appartamenti per giovani coppie, anziani o studenti con canoni concordati» ricorda Ranalli «i lavori procedono bene e già dopo l’estate avvieremo i bandi di affidamento».
Federica Pantano
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