Energia, rincari del 300% «È difficile sopravvivere»

L’azienda dei dolci: «Qui costi triplicati, modificato l’organizzazione del lavoro» Nurzia: «Accendiamo meno la luce». La lavanderia: «Preoccupazione elevata»
L’AQUILA. Dal torrone alla pasta, dal pane agli alberghi, fino alla ristorazione: anche le imprese aquilane fanno i conti con il caro energia e, allo stesso tempo, con la perdita di potere di acquisto dei clienti, eroso dall’inflazione. Se per i cittadini le brutte notizie arriveranno con le prossime bollette autunnali, per le imprese l’impatto c’è già stato. E pesante. Alcuni si aggrappano ai vecchi contratti che prima o poi scadranno: «Ancora non abbiamo avuto l’impatto», spiega Albergo Paiola della Aquilav, lavanderia industriale con sede in città e con decine di addetti, «per il momento siamo tutelati dai vecchi contratti ma siamo preoccupati, come tutti del resto, dai cittadini alle imprese».
Daniel Franchi, imprenditore alberghiero, altro settore molto energivoro, scommette sull’efficientamento ma intanto segnala aumenti fuori scala: «Fino a maggio abbiamo potuto contare sulla tariffa bloccata, dopodiché sono arrivati gli adeguamenti e abbiamo avuto un salto nei costi del 300%: da 11-12 centesimi siamo passati a 33 centesimi per l’energia elettrica».
In uno degli alberghi che gestisce, il MySuite, rilevato di recente e con 90 camere, c’è da far funzionare tutto 24 ore su 24: il climatizzatore in estate, il riscaldamento d’inverno, l’acqua calda e poi ci sono le cucine e la lavanderia. Una piccola città alle prese con costi triplicati che, nel frattempo, cerca di diminuire i consumi: nuove pompe di calore, fotovoltaico, sensori antispreco alle finestre e nei bagni. Consumare meno acqua calda vuol dire consumare anche meno energia: «Con i sensori che abbiamo installato riduciamo della metà il consumi di acqua». In altre strutture che gestisce l’effetto dell’efficientamento è sensibile: «Il problema è che in Italia abbiamo un parco alberghiero datato e adeguarlo ha costi importanti e non è una cosa che si fa dall’oggi al domani». In tal senso ogni piccolo incentivo, anche da parte dei Comuni potrebbe essere di aiuto: «Stiamo partecipando ai bandi del Pnrr ed altri, ma anche piccole iniziative degli enti locali possono aiutarci in questa transizione ecologica». «Per il momento», spiega Franchi, «siamo nel budget che ci eravamo dati ma, se la situazione non migliora, per il 2023 un ritocco delle tariffe sarà inevitabile per tanti operatori».
Bollette raddoppiate per Mario Antonelli, dell’omonimo pastificio, che riorganizza il lavoro: «In estate di pasta all’uovo se ne fa di meno e abbiamo provato ad ammortizzare gli aumenti concentrando le lavorazioni in alcuni giorni della settimana». Il settore nel frattempo ha dovuto fare i conti anche l’aumento di altre materie prima, oltre che con i costi di trasporto, anch’essi esplosi: «La semola è quasi raddoppiata». Anche Natalia Nurzia, storico marchio della torrefazione, prova a diminuire i consumi: «Accendiamo qualche luce in meno. Il caro energia c’è e pesa, cambieremo anche gestore». Più che raddoppiato il gas per il Vicoletto di Flavio Macchiagodona, «da 400 euro a circa 1000 euro, vorrei mettere i pannelli solari ma in centro non è ancora possibile».
«I gestori non fanno più i prezzi bloccati», denuncia Claudio Calvisi, del gruppo Dolce Aveja, azienda da sempre attenta alla sostenibilità e che un progetto di efficientemente dello stabilimento fermo per la cronica mancanza di materiali in edilizia: «Abbiamo avuto bollette triplicate, modificato l’organizzazione. Per il momento abbiamo fatto fronte noi agli aumenti, senza ritoccare i prezzi». (u.c.)
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