Ente camerale, fusione con Teramo in ritardo

9 Maggio 2019

Podda (Confindustria): «Necessario arrivarci subito». Mari Fiamma (Api): «Finora nulla si è mosso»

L’AQUILA. «Il processo di fusione della Camera di commercio dell'Aquila e di Teramo non va interrotto. Ribadiamo la necessità di arrivare, in tempi brevissimi, alla definizione di un percorso avviato oltre due anni fa che, inspiegabilmente, ha incontrato un vistoso rallentamento». Il presidente di Confindustria L'Aquila Abruzzo Interno, Riccardo Podda, suona la sveglia sulla formazione della Camera di commercio Gran Sasso d'Italia: «L'ente unificato, che racchiude i due ambiti territoriali, è stato costituito formalmente a novembre 2016. A distanza di due anni e mezzo l'orientamento della Camera di commercio di Teramo è di congelare la pratica di fusione», afferma Podda, «di fronte a tale decisione non si registra una presa di posizione ufficiale da parte della Camera di commercio dell'Aquila. Si ribadisce la necessità di aprire subito un confronto, anche in relazione alle tante partite aperte sul territorio, rilancio imprenditoriale e turistico, restituzione delle tasse sospese dopo il sisma 2009, aiuti alle pmi, su cui va rafforzata l'azione incisiva della Camera di commercio che, negli ultimi tempi, non ha visto grandi slanci propositivi. Invitiamo pertanto, la presidenza dell'ente», conclude Podda, «a deliberare la volontà di andare avanti nel percorso di fusion»”. Duro l'intervento del direttore dell'Api, Massimiliano Mari Fiamma, che parla di «presa di posizione di Confindustria condivisibile, seppure tardiva. Dopo oltre un mese dall’incontro fra la presidenza camerale e le associazioni di categoria tutto tace. Il mandato di procedere alla convocazione in tempi rapidi, affidato al presidente Lorenzo Santilli, non solo non ha prodotto alcun risultato ma, come spesso accaduto in questi anni, sembra essere scivolato nell’oblio delle segrete stanze di Bazzano. Va ribadito che non esiste la possibilità di bloccare il processo di fusione dato che questa è già legalmente avvenuta e, di conseguenza, le prese di posizione della Camera di Teramo sembrano più strumentali che concrete. In tutto questo, la posizione del vertice della Camera dell’Aquila resta, come al solito», evidenzia Mari Fiamma, «quella di un ectoplasma in attesa di eventi, abbandonato al fato invece che ad atti più consoni ad un ente di rappresentanza del mondo produttivo. L'attuale presidenza si è caratterizzata per molte disfunzioni, personalismi e gravi mancanze statutarie che abbiamo costantemente denunciato solo noi. Giorni fa la Confcommercio, azionista di maggioranza di questa gestione, si è sperticata in elogi autocelebrativi del proprio rappresentante, Santilli, senza una sola eco di condivisione: segno del malumore nei corridoi camerali. Ben venga l’allargamento del fronte di dissenso», conclude, «ma chiediamo a Confindustria di staccare la spina e lasciare la giunta».
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