«Erano dei bulli, costretto a fare il duro»
Arresti nel centro d’accoglienza di Canistro, Palma si difende. Casciere: denunce prese per oro colato
AVEZZANO. Sul video che lo inchioda ha ammesso le proprie responsabilità: «Ho sbagliato, ma quei ragazzi in precedenza avevano fatto i bulli con un loro compagno, legandolo e picchiandolo. Sono stato costretto a ricorrere a questo metodo un po’ duro». Francesco Palma, 27 anni, di Luco dei Marsi, operatore notturno nel centro di accoglienza “L’isola che non c’è” di Canistro si è difeso così di fronte al gip Maria Proia, nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto ieri mattina in tribunale.
Nella struttura della Valle Roveto, secondo le accuse, sono state commesse delle violenze ai danni di alcuni ospiti, tutti migranti minorenni. Palma si trova agli arresti domiciliari. Analogo provvedimento è stato adottato nei confronti della madre, Carmela Natalina Venditti, 52enne, operatrice diurna della struttura. Entrambi, davanti al gip, hanno parlato di ripetute minacce agli operatori da parte dei giovani ospiti.
«In alcune circostanze la situazione era incontrollabile», hanno ribadito alla presenza del loro legale, l’avvocato Leonardo Casciere, «non abbiamo mai usato violenze. È vero che a volte, per punizione, non venivano date le paghette agli ospiti, ma sulle ricevute c’era scritto sempre zero euro».
L’inchiesta è coordinata dal pm Guido Cocco, mentre le indagini sono state portate avanti dalla squadra mobile dell’Aquila, diretta da Tommaso Niglio. Indagini che si basano sulle testimonianze di quattro minori e su alcuni filmati registrati di nascosto con i telefonini.
«Nessun altro operatore della struttura è stato mai sentito, nè i dirigenti», ha precisato l’avvocato Casciere, «l’indagine è monca perché si basa solamente sui racconti di quattro ragazzini. Affermazioni prese per oro colato». (r.rs.)
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